piante tradizionali - LIPU sezione di Padova

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

piante tradizionali

NATURA > piante tradizionali
Corniolo

IL CORNIOLO Cornus mas ( Cornaeae) cornolaro

Arbusto alto 1-6 metri molto longevo. I suoi fiori di un giallo intenso compaiono a fine inverno e sono la prima fonte alimentare per gli insetti impollinatori. I suoi frutti, delle drupe rosso scarlatte, maturano a luglio; si chiamano corniole, sono leggermente acidule, ricche di vitamina c e sono ideali per la preparazione di marmellate, soprattutto se cotte assieme alle mele selvatiche. Il corniolo ha anche un legno molto resistente che veniva usato dagli antichi greci per le aste delle lance. La leggenda vuole che dalla lancia che piantò  al suolo Romolo per fondare Roma, nacque un corniolo dal duro legno.

frutti del corniolo
fiori di biancospino

IL BIANCOSPINO Crategus monogyna (Rosaceae) Spin bianco, marendole

Cespuglio o alberello spinoso adattato al clima secco ed ai terreni poveri. Può essere utilizzato per siepi spinose perché resiste alle potature. Produce fiori bianchi che negli infusi svolgono un'azione tonica del sistema cardio-circolatorio e di sedativo del sistema nervoso. Le foglie nutrono i bruchi della farfalla Podalirio, i fiori sono altamente appetiti dagli insetti ( miele di biancospino), i frutti rossi sono graditi agli uccelli e sono molto ornamentali.

frutti di biancospino
pallon di neve

PALLON DI MAGGIO O PALLONE DI NEVE Viburnum opulus ( Caprifoliaceae)

Cespuglio da medio a grande che predilige la mezz'ombra. Produce a maggio fiori bianchi profumati riuniti ad ombrella, dei quali quelli centrali fertili e quelli esterni, più grandi, sterili. I frutti, non commestibili, sono drupe giallo-rosse molto decorative. I ramoscelli, molto flessibili, si prestano ad essere intrecciati. Alcuni cultivar producono grosse infiorescenze di fiori sterili bianchi che ricordano la forma dei fiori delle ortensie.


pallon di maggio
prugnolo in fiore

PRUGNOLO  Prunus spinosa ( Rosaceae) Spin nero

Arbusto o alberello spinoso, adatto a siepi impenetrabili. Fiorisce a marzo con piccoli fiori bianchi che compaiono prima delle foglie. I frutti sono drupe rotonde, blu-nere a maturità, che dopo le prime gelate diventano dolci e possono essere usati per marmellate e per aromatizzare la grappa.


nespolo fiore

NESPOLO Nespilus germanica (Rosaceae) nespoàro

E' una pianta originaria dell'Asia minore, introdotta in tempi antichi. Produca grandi fiori solitari bianchi a fine dei rami. Produce un falso frutto a pomo che persiste lungamente sull'albero in autunno. Le nespole per diventare mangiabili devono essere raccolte ad ottobre e fatte ammezzire nella paglia. Si possono fare anche marmellate.

nespolo frutti
gelso filari

IL GELSO Morus alba (Moraceae) moràro

Albero alto fino a 10 metri con chioma molto espansa a foglie grandi caduche. Ha frutto composto, sorosio, chiamato mora per la somiglianza con quello del rovo. Pianta importata dalla Cina nel XIV secolo per l'allevamento del baco da seta (Bombix mori), fino a qualche decennio fa allevato largamente in Pianura Padana. A Padova é celebre la Stazione Bacologica Sperimentale, fondata per decreto (1871) del re Vittorio Emanuele II ed oggi visitabile, nella parte delle collezioni, assieme al Museo Esapolis.

gelso

MORARI ...

Da "Ultime lettere di Jacopo Ortis" di Ugo Foscolo: <<Sacro gelso! ti ho pure adorato; ti ho pure lasciati gli ultimi gemiti e gli ultimi ringraziamenti>>

Dal libro di Roberto Valandro "IN-CANTO PER LA BASSA. LE VECCHIE STORIE DI UNA TERRA ANTICA" Libreria Editrice Zielo Este 1984
(...) << e i filari di piante maritate alle viti, le bine e gli òpi, e il susseguirsi di noci dalla chioma maestosa: proprio questa é la realtà agreste che meglio esprimo nel mio subconscio, assieme al moraro, l'identità contadina.
Forse perché i loro frutti li cercavo goloso. Il gelso offriva una duplice varietà di succose more: bianchicce o rossastre, dolcissime a voler attendere la giusta maturazione, acidule se colte impazientemente al primo trascolorare. Le foglie, strappate ormai da poche mani callose, sapevo costituire l'alimento per bachi ingordi, i brulicanti cavalieri allevati in quasi tutte le case pensando alla dota delle ragazze, alle minute spese donnesche. E il legno ben stagionato era buono per attrezzi, per sedie impagliate, per gli enormi caregòni, rusticani tronetti da cui il partiarca governava la non sempre sottomessa comunità parentale, attorniato da fratelli, figli, nipoti e pronipoti
.>>
L'allevamento del baco da seta era molto diffuso dalle nostre parti tra la metà dell'800 ed il secondo dopoguerra. Molte famiglie tenevano i gelsi lungo i canaletti di scolo ed a bordo delle proprietà e li capitozzavano per poter meglio raggiungere le preziose foglie con cui allevare i bachi e all'occorrenza nutrire gli animali domestici.
Le foglie del gelso dovevano essere asciugate e tagliuzzate prima di darle ai bachi, i quali venivano tenuti al caldo, nelle cucine o se si era fortunati in luoghi appositi, al riparo dalle correnti e dal freddo.
La lavorazione della seta avveniva nelle filande ed era prerogativa quasi esclusiva delle donne e nell'800 anche dei minori.
Era un lavoro durissimo di 10-15 ore al giorno e svolto in un ambiente costantemente caldo e umido. Le donne che lavoravano alla filanda erano costrette a stare lontano da casa per tempi lunghissimi e a lasciare i figli da soli o poco seguiti da altri membri della famiglia alle prese con i lavori agricoli.

Bellissima è la filanda di Salzano ( VE), risrutturata da pochi anni e trasformata in un museo.
http://salzano.provincia.venezia.it/filanda/index.htm




<< Gò vardà i salgari dove faseva i gnari i merli, gò sercà par gnente le piantarele de vigne che ombregiava i canpi, gò sercà, senza catarle, l'erba saèna, le farfale co le coete che svolava come aquiloni sora i fiori e gò visto un mondo vodo, fredo, tuto difarente da quelo che ogni tanto salta fora inte i me ricordi(...)
Parfin le socate ormai marse me ricordava quando che le jéra piene de funghi o, ancora prima, quando le jéra àlbari piene de rame e de vita>> da " LA FADIGA DE ESSARE OMO Frammenti di vita in Veneto" di Walter Basso Edizione Scantabauchi 2003.

Torna ai contenuti | Torna al menu