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I NOSTRI FIUMI E LE ALLUVIONI
Costruire, riempire tutto lo spazio, non lasciare nulla alla natura: sono questi gli imperativi categorici che hanno pervaso le menti dei nostri amministratori pubblici con la complicità di tutti e che hanno sempre più inglobato i fiumi all'interno del tessuto urbano, quasi si trattasse di semplici tubi da raddrizzare, imbrigliare a piacimento ed in cui sversare reflui.
Per trent'anni la crescita urbana ed industriale non ha seguito regole diverse dal quelle del costruire e basta, anche nei luoghi meno adatti.
L'alluvione che ha interessato il Veneto tra il 31 ottobre ed i primi giorni di novembre 2010, i cui effetti graveranno sulla vita di moltissime persone per molto tempo, dovrebbe ricordare come la prevenzione sia l'arma migliore per ridurre o scongiurare drammi e danni incalcolabili a persone, cose, attività produttive. Quello che si risparmia prima, non facendo quasi nulla, demandando ad altri, si consuma poi copiosamente nel vortice delle acque in piena.
Di solito, laddove l'argine cede, é sempre colpa di qualcosa di facilmente identificare: la nutria che scava (vedi titoli dei giornali relativi alla rottura dell'argine del Muson dei Sassi nel gennaio 2009) o gli ambientalisti che si oppongono alla pulitura del fiume.
Questa volta però non si é trattato di tronchi abbattuti che intralciavano la corrente facendo barriera ai ponti, tanto è vero che le immagini qui sotto non ne mostrano laddove, come lungo il Brenta o il Brentella o il Bacchiglione a Trambacche, le sponde sono ancora ricche di vegetazione. E allora sarà colpa del tempo inclemente o del destino!
No, la colpa è dell'aver ridotto le golene o peggio averle rese abitate, di non aver previsto degli spazi a monte delle città, delle casse di laminazione delle piene, dove convogliare le acque in caso di bisogno in modo che i danni siano limitati. E qui ci sarebbe ancora una volta da parlare dell'importanza e della convenienza dei boschi allagabili, delle zone apparentemente improduttive perchè non soffocate da insediamenti di mattoni e cemento, dell'Idrovia.
Ci fermiamo qui per ora...
Riportiamo alcune parole dell'intervista fatta ad Antonio Rusconi, ingegnere idraulico che insegna assetto idrogeologico a Ca' Foscari, per Il Mattino di Padova del 3 novembre a pag.21:
<< Si continua ad occupare con nuovi edifici e presenza antropica aree golenali a pertinenza fluviale, l'urbanistica è spesso affidata ai commissari e a interventi che vanno a cementificare zona di espansione delle acque.>>
Ed ancora: << la legge dulla Difesa del suolo è stata fatta 21 anni fa ma da allora aspettiamo ancora i Piani di Attuazione. E le opere di difesa come le casse di espansione e le opere di regolazione idraulica>>.
Riportiamo infine quanto scrive Enrico Isnenghi nel libro "Il Bacchiglione a cura di Francesco Selmin e Claudio Grandis, Cierre Edizioni 2008" : <<La mitigazione del rischio va perciò condotta per mezzo di un approccio integrato attraverso una pianificazione intelligente, che eviti l'edificazione in aree di pertinenza fluviale e restituisca ai fiumi lo spazio per esondazioni controllate, rimuovendo le strutture situate in aree particolarmente a rischio (per esempio all'interno di aree golenali), restituendo ai corsi d'acqua i volumi di invaso sottratti dall'urbanizzazione spesso dissennata degli ultimi decenni, così da ridurre gli allagamenti legati all'insufficienza della rete di scolo e di bonifica>> (l'evidenziato é nostro).
Consigliamo di guardare il video della Conferenza Idrovia Padova-
<<"Signori, da alcuni anni siamo testimoni di raffreddamenti sensibili nell'atmosfera,di variazioni improvvise nelle stagioni, di uragani e inondazioni straordinarie a cui la Francia sembra esser sempre più soggetta".
Questa inquietante constatazione è l'oggetto di una circolare ministeriale indirizzata ai Prefetti nel 1821.
La perdita di memoria sull'argomento è sorprendente, ma costante. Talora in cattiva fede, essa è per lo più sincera. Ciò resta in ogni caso inammissibile e l’espressione "un fatto così non s'è mai visto", constatazione d'impotenza o frase-
IL IV CONVEGNO INTERNAZIONALE ECRR SULLA RIQUALIFICAZIONE FLUVIALE
e la gestione del rischio alluvionale
ll IV convegno internazionale ECRR sulla riqualificazione fluviale si è svolto all'isola di San Servolo a Venezia nel 2008.
Questo interessantissimo appuntamento, che ha raccolto moltissimi studiosi da tutto il mondo e che ha avuto come tema cardine appunto la riqualificazione fluviale, non ha avuto grande ripercussione sui giornali nazionali e non pare abbia ispirato tecnici e politici locali.
In occasione dell'alluvione del novembre 2010 non è stato nemmeno citato nonostante al convegno ci fosse un'intera sessione dedicata alla gestione del rischio di alluvione (cfr. CHAPTER 5 Flood Risk Management and River Restoration).
Proprio in questo capitolo si dà un quadro generale del rischio idraulico in Europa e si forniscono delle indicazioni precise e contestualizzate in merito a soluzioni possibili e già operative. Ne riportiamo la traduzione di alcuni passaggi:
<< Milioni di cittadini europei sono minacciati da eventi alluvionali da parte di fiumi, estuari e mari. Questi eventi hanno causato più di 700 vittime e danni per più di 25 miliardi di euro. Sebbene siano state implementate alcune misure di mitigazione nei bacini fluviali nell'ultimo decennio, l'urbanizzazione in corso ed i cambiamenti nell'uso della terra, così come lo sviluppo sociale ed economico hanno aumentato il potenziale dei danni da alluvione. Questo significativo incremento del rischio alluvionale è inoltre dovuto al cambiamento climatico ed agli eventi atmosferici estremi, per esempio violente precipitazioni. (...) Il Flood Risk Management (FRM) ( gestione del rischio alluvionale) è l'approccio più olistico che mira a soluzioni multidisciplinari ed integrate dei bacini fluviali. Una combinazione di misure FRM con misure di ripristino e rinaturalizzazione possono essere più efficaci e più sostenibili piuttosto che solo misure autonome di attuazione>>.

settembre 2011
IL COORDINAMENTO COMITATI ALLUVIONE VENETO CRITICA LE AZIONI INTRAPRESE DALLA REGIONE
a seguito della divulgazione dell’opuscolo “Veneto, la grande alluvione”, nel quale la Regione Veneto racconta, “come istituzioni, cittadini e imprese hanno operato per uscire dall’emergenza e per fornire al Veneto un Piano per le grandi opere”...
Parte liberamente tratta e rimaneggiata sull'intervento del Prof. D' Alpaos in occasione del Terzo seminario di “Acque alte a Mestre e dintorni” di Storiamestre dal titolo Evitare futuri allagamenti del 12 dicembre 2010.
ELEMENTI DI CRITICITA' DEI GRANDI FIUMI
La pericolosità idraulica dei fiumi del Veneto è stata aggravata da:
errori passati ad opera della Repubblica di Venezia che pur di salvare la laguna si curava poco degli effetti che le modificazioni dei corsi fluviali avevano sulla terraferma;
errori recenti riconducibili soprattutto alla seconda metà del 1900 compiuti per adattare le reti idrografiche ad altre esigenze e ad interessi economici particolari.
Il rischio idraulico è conseguenza della vulnerabilità del sistema acque, la quale nel tempo è rimasta costante, e del valore economico dei beni che sono presenti nel territorio, il quale è aumentato nel tempo.
Diversi sono gli interventi che hanno accresciuto la pericolosità idraulica:
il sottodimensionamento della capacità di portata di tutti i tratti terminali degli alvei canalizzati in pianura, spesso con tagli e diversivi non ben valutati;
l'eccessivo sfruttamento delle risorse idriche;
l'eccessiva occupazione di superfici di pertinenza fluviale;
l'inserimento di strutture importanti raramente accompagnate da valutazioni attendibili.
ELEMENTI DI CRITICITA' DELLA RETE IDRAULICA MINORE
Ci sono grossi problemi anche per la rete idraulica minore dove gli allagamenti sono molto comuni e riconducibili soprattutto all'occupazione di parti di territorio che non andavano occupate.
Diversi sono i fattori che hanno portato a questi problemi:
errori di pianificazione recenti;
tecniche non tradizionali di drenaggio di estese superfici agricole;
disponibilità finanziarie limitate;
insufficiente cultura idraulica;
accelerazione dei deflussi rapidi e riduzione dei deflussi lenti.
Per esempio la tombinatura dei canali di scolo per lasciare spazio a costruzioni o piste ciclabili aumenta la dimensione delle portate rapide.
Che cosa si può fare per i grandi fiumi?
I politici devono prendere coscienza della necessità di una corretta gestione idraulica ( devono imparare a ragionare sul lungo termine e portare avanti iniziative volte al bene della comunità e non al consenso elettorale immediato);
I tecnici non devono scendere a compromessi con la politica e cercare di mitigare interventi inattuabili ma fare bene il loro lavoro nella consapevolezza e nel rispetto della loro formazione;
giungere ad un piano di riassetto idraulico del territorio sovrastrutturato.
Che cosa si può fare per la rete idraulica minore?
una ragionevole politica nell'urbanizzazione;
la neutralizzazione delle portate massime con invasi predisposti;
fognature separate e riordino degli scarichi;
un piano di riassetto del territorio.
LA DIRETTIVA QUADRO SULLE ACQUE (2000/60/CE) DA' DISPOSIZIONI IN MERITO ALLE ALLUVIONI VIOLENTE
all'ART.4 OBIETTIVI AMBIENTALI punto 6 la direttiva cita:
Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo idrico dovuto a circostanze naturali o di forza maggiore eccezionali e ragionevolmente imprevedibili, in particolare alluvioni violente e siccità prolungate, o in esito a incidenti ragionevolmente imprevedibili, non costituisce una violazione delle prescrizioni della presente direttiva, purché ricorrano tutte le seguenti condizioni:
a) è fatto tutto il possibile per impedire un ulteriore deterioramento dello stato e per non compromettere il raggiungimento
degli obiettivi della presente direttiva in altri corpi idrici non interessati da dette circostanze;
b) il piano di gestione del bacino idrografico prevede espressamente le situazioni in cui possono essere dichiarate dette circostanze ragionevolmente imprevedibili o eccezionali, anche adottando gli indicatori appropriati;
c) le misure da adottare quando si verificano tali circostanze eccezionali sono contemplate nel programma di misure e non compromettono il ripristino della qualità del corpo idrico una volta superate le circostanze in questione;
d) gli effetti delle circostanze eccezionali o imprevedibili sono sottoposti a un riesame annuale e, con riserva dei motivi di cui al paragrafo 4, lettera a), è fatto tutto il possibile per ripristinare nel corpo idrico, non appena ciò sia ragionevolmente fattibile, lo stato precedente agli effetti di tali circostanze;
e)una sintesi degli effetti delle circostanze e delle misure adottate o da adottare a norma delle lettere a) e d) sia inserita nel successivo aggiornamento del piano di gestione del bacino idrografico.
LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO
La delibera della Regione Veneto n. 3637 del 13.12.2002, ha previsto che per tutti gli strumenti urbanistici generali e le varianti, generali o parziali o che, comunque, possano recare trasformazioni del territorio tali da modificare il regime idraulico esistente, sia presentata una “Valutazione di compatibilità idraulica”.
Questa previsione è stata poi confermata dal Piano di Tutela delle Acque adottato con delibera n.4453 del 29 dicembre 2004.
Questo piano nell'allegato A5 Norme Tecniche di attuazione all'art.1 finalità cita:
3. Il Piano definisce gli interventi di protezione e risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e l'uso sostenibile dell'acqua, individuando le misure integrate di tutela qualitativa e quantitativa della risorsa idrica, che garantiscano anche la naturale autodepurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate.
4. Il Piano regolamenta gli usi in atto e futuri, che devono avvenire secondo i principi di conservazione, risparmio e riutilizzo dell'acqua per non compromettere l'entità del patrimonio idrico e consentirne l'uso, con priorità per l'utilizzo idropotabile, nel rispetto del minimo deflusso vitale in alveo.
ALLEGATOA alla Dgr n. 1841 del 19 giugno 2007 Valutazione di compatibilità idraulica per la redazione degli strumenti urbanistici
Modalità operative e indicazioni tecniche (aggiornamento Giugno 2007)
(...) Nella valutazione di compatibilità idraulica si deve assumere come riferimento tutta l’area interessata dallo strumento urbanistico in esame, cioè l’intero territorio comunale per i nuovi strumenti urbanistici (o anche più Comuni per strumenti intercomunali) PAT/PATI o PI, ovvero le aree interessate dalle nuove previsioni urbanistiche, oltre che quelle strettamente connesse, per le varianti agli strumenti urbanistici vigenti.
Tale delibera stabilisce che:<< ogni progetto di trasformazione dell’uso del suolo che provochi una variazione di permeabilità superficiale deve prevedere misure compensative volte e mantenere costante il coefficiente udometrico secondo il principio dell’”invarianza idraulica”. (...) Per quanto riguarda il principio dell’invarianza idraulica in linea generale le misure compensative sono da individuare nella predisposizione di volumi di invaso che consentano la laminazione delle piene. >>
IL PRINCIPIO DI ASSEVERAZIONE E' UNO STRUMENTO PERICOLOSO!
La Dgr n. 1841 del 19 giugno 2007 ha, a nostro giudizio e secondo esperti d'idraulica locali, una forte criticità nel principio di asseverazione della non necessità della valutazione di compatibilità idraulica prevista dalla delibera del 2002 per le varianti che non comportino una modifica del regime idraulico.
Il testo infatti cita: <<Per le varianti agli strumenti urbanistici che non comportino una trasformazione territoriale che possa modificare il regime idraulico, deve essere prodotta, dal tecnico progettista, una asseverazione della non necessità della valutazione idraulica.>>
Tale presupposto della conservazione del regime idraulico, forse ancora possibile per i piccolissimi interventi, non è invece valido per gli ordinari interventi di trasformazione territoriale. E le periodiche alluvioni e gli allagamenti dovrebbero farci ricordare la verità di questa asserzione!
PERCHE' IL BACCHIGLIONE E' UN FIUME AD ELEVATO RISCHIO IDRAULICO?
Il Bacchiglione, difficile a credersi, è un fiume di risorgiva che nasce nella zona di Novoledo e Dueville a nord di Vicenza.
Solo un terzo delle sue portate idriche però é fornito dalle risorgive, mentre il resto proviene dai deflussi montani portati da alcuni suoi affluenti.
Il Bacchiglione infatti riceve quasi subito le acque del complesso Leogra-
A monte di Longare il Bacchiglione riceve le acque del Tesina, collettore terminale di diversi torrenti montani tra i quali il più pericoloso è l'Astico. Il bacino imbrifero dell'Astico è infatti caratterizzato da versanti scoscesi ed a forti pendenze che raccolgono velocemente le acque delle piogge.
Ultimo affluente naturale del Bacchiglione é il Tesina padovano, che si raccorda nel fiume presso Trambacche a Veggiano. Qui sono possibili effetti di rigurgito dovuti alla confluenza ma non piene copiose ed improvvise perché il Tesina nasce dall'unione di due fiumi di risorgiva della zona tra San Pietro in Gu e Grantorto, il Ceresone ed il Tergola-
Ultimo elemento di criticità del Bacchiglione a ovest di Padova è l'innesto delle acque del Brenta attraverso il canale Brentella
Le acque di piena del Bacchiglione all'arrivo in città in località Bassanello, vengono ripartite tra una rete complessa di canali di cui il primo é lo Scaricatore. Esso sposta a sud di Padova la maggioranza del flusso del Bacchiglione, salvando la città dalle piene. Lo scaricatore si siddivide poi: nel Roncajette, che superato Ponte San Nicolò procede verso Bovolenta e la foce comune con il Brenta, e nel canale San Gregorio, che confluisce nel Piovego in uscita da Padova ed infine nel Brenta a Stra.
Il sistema Scaricatore-
I motivi per cui le portate del Brenta e del Bacchiglione tendono a coincidere sono svariati, ma tra di essi hanno grande rilevanza l'impermeabilizzazione del territorio circostante e l'intensa attività estrattiva che ha portato in erosione lo stesso letto del Brenta.
Diventa quindi fondamentale rallentare il più possibile le acque di questi fiumi nel tratto alto del loro corso attraverso casse di laminazione ed un'efficiente ed organica programmazione dei deflussi nella rete di canali collegata al Brenta e Bacchiglione.
CASSE DI LAMINAZIONE O ESPANSIONE FLUVIALE
La cassa di laminazione è costituita da un bacino artificiale in cui viene riversata l'acqua di piena attraverso un'opera di presa che fa fluire nel bacino l'acqua al superamento di un livello soglia del fiume, consentendo la riduzione della portata del fiume e quindi il rischio idraulico connesso. L'acqua accumulata defluisce poi lentamente attraverso un'opera di scarico posta nel punto più basso del bacino.
Anche se le casse di laminazione non sono la soluzione completa al problema delle alluvioni rappresentano una delle soluzioni più importanti e di costo non troppo elevato, rispetto al costo effettivo che l'alluvione provoca negli ambienti fortementi antropizzati come il nostro.
Tra le funzioni svolte ricordiamo:
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ATTENZIONE PERO': le casse di espansione vanno programmate in luoghi idonei che non siano già ricadenti in aree protette, SIC o ZPS, che rischierebbero di essere distrutti dai lavori di scavo del bacino e dei terrapieni!
NATALE 2010: I FIUMI FANNO ANCORA PAURA MA NUOVO CEMENTO DERIVERA' DALLE GRANDI OPERE
Dopo il freddo e la neve dei giorni attorno al 17, le temperature elevate seguenti, un vento di scirocco ed una perturbazione ostinata hanno di nuovo fatto ritornare l'emergenza alluvione lungo le rive del Bacchiglione. Molte persone hanno passato il Natale lontano da casa, evacuate, mentre altre lo hanno vissuto con la paura che l'incubo di novembre si ripetesse, vedendo il livello dell'acqua crescere in prossimità delle case.
Di nuovo si tornerà a parlare di alluvione e di rischio idraulico per qualche tempo mentre entro fine mese, quasi senza che la gente del Veneto se ne accorga, due megaprogetti per due nuove grandi opere, lacunosi e con una valutazione idrogeologica non esauriente, verranno approvati in velocità in Regione per non perdere i finanziamenti europei e per non dar modo alla popolazione di obiettare troppo.
Si tratta della TAV, il cui tanto sospirato e sfuggente tracciato ( stando al progetto reso pubblico solo a metà dicembre) attraverserà il margine lagunare, chilometri di campagna ancora in buono stato e la zona archeologica di Altino modificando pesantemente il deflusso dell'acqua verso la laguna, e si tratta dell'autostrada Mestre-
Sul destino del Veneto e sugli interessi legati alle grandi opere è indicativo il servizio di Report RAI dal titolo "la grande città veneta"( clicca qui per vederlo) .
Lo stesso neo-
IL POST ALLUVIONE
il caso del Frassine
Incuriositi dai lavori di consolidamento post-
E certo guardando quei lavori ci sono tornati alla mente i discorsi che i nostri professori di fisica e geologia ci facevano relativamente agli angoli di riposo dei versanti
Non siamo ingegneri, ma ci chiediamo, secondo buonsenso, se non si sarebbe potuto allargare l'alveo spostandolo più in fuori in modo da realizzare dei gradoni a inclinazione inferiori e nel contempo aumentare la portata del fiume.
Probabilmente si sarebbe dovuto chiedere agli agricoltori un pezzo di terra da sottrarre al formentòn
... correre sopra quella strada con qualsiasi mezzo fa poi una certa soggezione: scivolare giù di lì sarebbe davvero un bel guaio!
approfondimento: l'angolo di riposo
Immaginiamo un sassolino poggiato lungo la sponda nuda, senza vegetazione che lo trattenga, (così come piace al Genio Civile) di un fiume. Se l'inclinazione della sponda è bassa esso non si muove perché la sua superficie incontra l'attrito del terreno su cui poggia e perché la forza di gravità lo preme contro la superficie dell’asse (cioè nel complesso la resistenza indicata con B nel disegno). Tuttavia una componente della forza di gravità tende a far rotolare il sasso verso l'acqua del fiume e questa componente dipende dall'inclinazione della sponda ed è una forza di taglio ( indicata con A nel disegno). Maggiore è l'inclinazione e quindi la pendenza dell'alveo maggiore è la forza che spinge il nostro sassolino a rotolare giù. Il peso G del sassolino è quindi la risultante vettoriale di A e B.
L'angolo di riposo, generalmente tra 30° e 35°, rappresenta il limite oltre il quale la forza d'attrito che schiaccia il sasso addosso alla sponda diminuisce al punto da non poter vincere la componente della forza di gravità che invece lo spinge giù con il risultato che il sasso rotola verso il basso.
(per ulteriori approfondimenti vai a www.rischioidrogeologico.it
