ambiente agricolo - LIPU sezione di Padova

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NATURA

NO AL POLO DI VENETOCITY: un inutile devastante consumo del suolo.

Che cos'é Veneto City? un'immensa città dello shopping in programma in un'area estesa di 1.600.000 metri quadrati tra la campagna di Dolo e Pianiga. Entro questa nuova città sono previsti anche hotel, campus universitari, sale cinematografiche, contornati certo di aiuole fiorite e collegati alle città tramite la nascente camionabile, un nuovo casello dell'A4 appositamente predisposto, una stazione ferroviaria, una bretella della TAV.
Stavolta a fianco degli ambientalisti e dei comitati locali si schierano anche molti sindaci, tra cui il sindaco Zanonato di Padova, e la Confesercenti perché è evidente il danno economico che questo ecomostro porterà alle attività commerciali delle città limitrofe.
Presso il sito del CAT, Comitato Ambiente Territorio, che noi appoggiamo e stimiamo per le sue battaglie in difesa del territorio, si possono leggere le documentazioni relative all'opera, l'iter di approvazione, le criticità e si può firmare la petizione on-line per dire NO a VenetoCity.

INTERVENGA IL PREFETTO PER RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA A DOLO E ZAIA NON APPROVI L’ACCORDO DI PROGRAMMA SU VENETO CITY!

L’approvazione a porte chiuse di Veneto City dimostra come le Istituzioni democratiche in Veneto possono essere agevolmente piegate dai poteri forti e dei grandi interessi che trovano facilmente sponda in alcune giunte comunali. Non permettere la partecipazione del pubblico alla seduta di un organo elettivo, fare un uso strumentale e antidemocratico del potere di ordinanza per chiudere la bocca a chi non la pensa come la maggioranza di turno e fare esplicito riferimento all’olio di ricino come mezzo per placare il dissenso denotano una concezione di democrazia da anni trenta del secolo scorso.
La palla ora passa a Zaia che deve ratificare una decisione già presa dai comuni di Pianiga, Dolo e dalla Provincia di Venezia. Il Presidente del Veneto ha sempre dichiarato che firmerà solo se lo chiedono i territori. I residenti di Dolo Pianiga e Mirano non vogliono questa enorme speculazione avallata unicamente dai rappresentanti dei poteri forti nei Comuni e in Provincia. Facciamo quindi appello a Zaia di fare gli interessi dei cittadini della Riviera del Brenta e del Miranese, sospendendo ogni decisione su Veneto City: glielo chiedono e tutte le persone di buon senso che non vogliono cementificare la nostra Regione lasciandola in balia dei soliti speculatori di turno.
La Federazione della Sinistra protocollerà nei prossimi giorni una lettera al Prefetto nella quale chiederà conto dell’operato del Sindaco di Dolo, perché strumentalmente e abusando dei propri poteri ha impedito ai cittadini di assistere ai lavori del Consiglio comunale. Qui è in gioco la democrazia e il diritto delle persone a partecipare alle scelte della propria Amministrazione : non si può permettere a certe personalità di invocare l’olio di ricino per reprimere ogni, pur democratico, dissenso.

Pietrangelo Pettenò
Consigliere regionale Federazione della Sinistra Veneta




COMUNICATO STAMPA
26 agosto 2011

AMBIENTI AGRICOLI: NEGLI ULTIMI 30 ANNI, DIMEZZATE LE POPOLAZIONI DI ALLODOLA, STRILLOZZO E FANELLO

Allarme LIPU: su 36 specie in declino, 20 sono tipiche degli habitat agricoli


Dimezzati negli ultimi 30 anni. E' il dato preoccupante denunciato dalla LIPU-BirdLife Italia per le specie di uccelli che frequentano gli ambienti agricoli, come l'allodola, il fanello e lo strillozzo.
Secondo i dati europei del programma europeo di monitoraggio sulle specie diffuse di uccelli (Pan-European Common Bird Monitoring Scheme), che ha preso in esame 145 specie diffuse (ossia quelle che non sono concentrate su territori delimitati ma sparse sul territorio) in 25 paesi europei, il gruppo di specie "agricole" costituisce il gruppo più minacciato tra quelli presi in esame, con 20 specie su 36 totali che risultano in declino e una percentuale di riduzione in media del 48 per cento, un livello tra i più bassi mai registrati.
Tra il 1908 e il 2009, in Europa l'allodola è calata del 46%, il fanello del 62% e lo strillozzo del 66 per cento. Biodiversità che perdiamo a causa di politiche europee sbagliate, con decenni di agricoltura intensiva e l'uso di prodotti chimici.

"E' sempre più evidente la necessità di una riforma "verde" della Politica Agricola Comune - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU BirdLife Italia - ma riteniamo che le proposte avanzate in vista della riforma di ottobre 2011 non sostengano abbastanza gli schemi agro-ambientali, che aiutano gli agricoltori a innovare gli investimenti e diversificare le entrate tutelando nel contempo la biodiversità".
"Fino a tempi recenti - spiega Trees Robijins, responsabile Politiche Agricole Ue e bioenergie di BirdLife International - la PAC ha aiutato gli agricoltori ad aumentare la produzione, ma come risultato l'ambiente e la biodiversità ne hanno sofferto".

Recenti dichiarazioni a livello europeo - sostiene la LIPU -  hanno annunciato l'intenzione della Commissione europea di allocare meno fondi al Pilastro 2 della PAC (Politica agricola comune), quello che contiene le misure di sviluppo rurale, e inoltre documenti relativi alla PAC hanno rivelato che si vorrebbe concedere agli Stati membri la possibilità di spostare fondi dai piani di sviluppo rurale ad altre aree.
"Questi tagli ai fondi del secondo Pilastro - conclude Mamone Capria - condurrebbero l'Unione europea, in mancanza di azioni urgenti, a fallire anche i target per la  conservazione della fissati per il 2020, dopo aver mancato quelli del 2010".



UFFICIO STAMPA LIPU BIRDLIFE ITALIA


LA FAUNA SELVATICA NON E' IL VERO DANNO ALL'AGRICOLTURA



La CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME ha redatto sul finire del 2010 un:"DOCUMENTO DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME RELATIVO ALL’INDAGINE CONOSCITIVA SUL FENOMENO DEI DANNI CAUSATI DALLA FAUNA SELVATICA ALLE PRODUZIONI AGRICOLE E ZOOTECNICHE"
www.regioni.it/upload/181110_danni_Fauna_Selvatica.pdf .
Secondo questo documento l'ammontare dei danni causati all'agricoltura ed alla zootecnia è consistente e grava sulle casse delle Regioni in base alla legge 157/1992. La regione più colpita risulta il Veneto anche se nella tabella riportate nel documento le singole voci di danno non sono specificate.
A nostro giudizio tale documento è lacunoso e pretestuoso.
Riportiamo il testo della replica della LIPU del Veneto consegnata alla stampa:

la LIPU del Veneto ed i danni all'agricoltura da fauna selvatica..




1) LA PRIMA MINACCIA ALL'AMBIENTE AGRICOLO E' IL CONSUMO DEL SUOLO!

<<Secondo dati Istat tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata (SAU) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari (...) abbiamo così convertito, cementificato o degradato in quindici anni, senza alcuna pianificazione, il 17% del nostro terreno agricolo.
(...) la contrazione dei terreni agrari e boschivi misurata dall'Istat ha pesanti conseguenze negative, non solo perché accresce (anche per abbandono) la superficie improduttiva del territorio nazionale, ma anche perché spesso favorisce il dissesto idrogeologico, e intanto crea una terra di nessuno disponibile ad affrettate urbanizzazioni
>> tratto da Salvatore Settis PAESAGGIO COSTITUZIONE CEMENTO La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile Ed. Giulio Einaudi 2010
BASTA CON LE RUSPE SALVIAMO L'ITALIA è il titolo di un articolo apparso sul giornale Repubblica
del 18 gennaio 2011 a nome di Carlo Petrini.
Esso parla di cementificazione selvaggia, di malcostume tipicamente italiano, di cattivo uso delle energie rinnovabili, della sparizione dei terreni agricoli.
A proposito del Veneto riferisce:<<Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall'alluvione che l'ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l'equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri. >>
La "leggina" a cui Carlo Petrini fa riferimento è la DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 2274 del 28/09/2010 la quale nel capitolo "Edificabilità nella zona agricola" riporta:
<<Gli interventi edilizi consentiti per l'ampliamento di case esistenti, per usi agrituristici, per nuove case di abitazione e per strutture agricole produttive sono disciplinati dal comma 4 dell'articolo 44.
Si evidenzia che gli interventi di recupero dei fabbricati esistenti in zona agricola, sono disciplinati dal PAT e dal PI ai sensi dell'articolo 43 illustrato nel precedente paragrafo, e che ai sensi del comma 5) dell'art. 44, sono sempre consentiti gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e risanamento conservativo - di cui alle lettere a), b) e c) dell'art.3 del Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia" e s.m.i.- nonché l'ampliamento di case di abitazione fino ad un limite massimo di 800 mc. comprensivi dell'esistente, purché eseguiti nel rispetto integrale della tipologia originaria.
Con la legge finanziaria regionale n. 11 del 2010, che apporta modifiche alla legge regionale n. 11/2004, risultano consentiti anche gli interventi di cui alla lett. d (ristrutturazione edilizia) del citato testo unico dell'Edilizia.>>








2) UNA GRAVE MINACCIA ALL'AMBIENTE AGRICOLO E' LA PERDITA DI BIODIVERSITA'


Uno degli scopi della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC) dovrebbe essere quello di arrestare la perdita di biodiversità mediante il coinvolgendo di tutti gli Stati membri.
Per farlo servono degli indicatori che possano monitorare l’efficacia delle misure prese per la conservazione della biodiversità stessa. Gli uccelli sono considerati buoni indicatori ambientali particolarmente negli ambienti agricoli e l'analisi della loro presenza o assenza e dell'andamento delle loro popolazioni nei vari habitat in cui vivono consente di ottenere dei risultati abbastanza validi; gli uccelli sono infatti animali di relativamente facile avvistamento ed identificazione da parte di studiosi ed appassionati per cui risultano una categoria di analisi più semplice, più diffusa e meno onerosa rispetto ad altre componenti ecosistemiche. Tuttavia l'avifauna è caratterizzata da una capacità di spostamento verso nuovi territori in caso di modificazioni del suo ambiente elettivo mediamente abbastanza agevole a differenza di altri organismi come anfibi, rettili ed insetti del suolo molto meno mobili. L'avifauna quindi può percepire con ritardo gli effetti delle modificazioni ambientali e questo fatto rende necessario analisi accurate anche degli altri componenti della catena alimentare e avverte del rischio che le condizioni di salute di un ambiente siano peggiori di quanto in realtà un semplice calo della componente ornitica potrebbe evidenziare.

La nuova normativa europea sullo sviluppo rurale (Regolamenti (CE) n. 1698/2005 e n.1974/2006) stabilisce una serie comune di indicatori che le regioni e province autonome hanno meglio dettagliato in ciascun Piano di sviluppo rurale relativo al periodo 2007-2013. L’avifauna degli ambienti agricoli è uno degli indicatori iniziali comuni di biodiversità.




Averla piccola
Averla piccola
Saltimpalo

IL FARMLAND BIRD INDEX

Il progetto di monitoraggio dello stato dell'ambiente agricolo prevede lo sviluppo di indicatori di larga scala, ottenuti aggregando i dati delle diverse specie.
Il Farmland Bird Index (FBI) è stato usato come indicatore iniziale di biodiversità (avifauna degli ambienti agricoli) dei Piani di Sviluppo Rurale 2007-2013 ( vedi sito Rete Rurale Nazionale
).
Il Programma della Rete Rurale Nazionale ha avviato infatti nel 2009 una collaborazione tra LIPU e Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
che ha portato alla raccolta dei dati ornitologici necessari all’ottenimento del Farmland Bird Index per il periodo 2000-2009.
Per la raccolta dati e il calcolo del Farmland Bird Index in Italia, viene utilizzata la metodologia MITO2000
. Il metodo di censimento utilizzato è adatto alla raccolta di dati relativi a specie caratterizzate da densità relativamente elevate e distribuzione continua (non localizzata).


IL FARMLAND BIRD INDEX DEL VENETO NEL DECENNIO 2000 – 2009

I risultati dell' FBI in Veneto presentano delle oscillazioni per alcune delle 26 specie studiate, riconducibili principalmente a lacune nei rilevamenti. Nonostante ciò <<le specie di ambiente agricolo mostrano complessivamente una diminuzione, tra il 2000 e il 2009, pari al 51,2%. Tale decremento è dovuto sia alle tre specie (Saltimpalo, Cannaiola verdognola e Passera mattugia) che mostrano una tendenza significativa alla diminuzione (moderata o marcata) sia alle 10 specie che, pur non presentando degli andamenti certi, sembrano comunque evidenziare un decremento numerico – seppure non significativo dal punto di vista statistico – delle popolazioni regionali.>>



3) LA MINACCIA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DELLA SICCITA'


I cambiamenti climatici a livello planetario sono ormai ampliamente riconosciuti dal mondo scientifico e destano particolare preoccupazione per il continuo trend di temperature in aumento che essi producono e per i terribili effetti economici e sociali derivanti dal conseguente aumento della desertificazione e dell'erosione del suolo su scala planetaria.
Anche in Veneto  tra il 1989 ed il 2004  la temperatura media annuale delle massime ha registrato un incremento di circa 1,5 °C. Mentre la temperatura continua ad aumentare, le precipitazioni atmosferiche, anche in Veneto, complessivamente diminuiscono, tendono a concentrarsi in periodi limitati dell'anno e ad assumere carattere di tempesta.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sono evidenti in agricoltura per esempio nell'anticipo dei periodi di fioritura e della maturazione della frutta e nella situazione di stress idrico a cui sono sottoposte le piante in estate.
L'irrigazione di colture particolarmente bisognose d'acqua come il mais richiede un grande spreco di questa risorsa nei periodi in cui essa è meno disponibile, situazione che favorisce l'impoverimento della rete idrica minore e sottrae ai fiumi il loro deflusso minimo vitale aumentando la concentrazione di inquinanti nell'acqua ed i loro effetti nefasti sugli esseri viventi.
<< L’Italia è un paese mediamente ricco d’acqua, grazie alla presenza di estesi acquiferi calcarei e alluvionali che favoriscono l’accumulo nel sottosuolo di ingenti risorse. La ricchezza di acque sotterranee è tuttavia compromessa da un uso dissennato della risorsa stessa, caratterizzato da prelievi eccessivi e non pianificati nonché dall’inquinamento puntiforme e diffuso di diversa origine (urbana, agricola, industriale). L’incremento dei fabbisogni idrici e la concentrazione dei consumi in aree ben delimitate, dovuto al passaggio ad una agricoltura di tipo intensivo, ha portato ad un eccessivo prelievo della risorsa idrica sotterranea che ha causato l’abbassamento del livello della falda. Questo fenomeno può produrre delle modificazioni ambientali: possono essere determinate, per esempio, variazioni nei rapporti idraulici fra falde sotterranee e corsi d’acqua superficiali; in prossimità della costa, può essere provocato il richiamo di acque marine, causando la salinizzazione delle falde.
>> tratto da INEA USO IRRIGUO DELL’ACQUA E PRINCIPALI IMPLICAZIONI DI NATURA AMBIENTALE Istituto Nazionale di Economia Agraria a cura di Guido Bonati e Claudio Liberati.
La razionalizzazione dell'acqua, la differenziazione delle colture ed il recupero di acqua da appositi bacini di deposito sono soluzioni in grado di attenuare in parte gli effetti della viariabilità nella disponibilità della risorsa idrica.
La differenziazione colturale e la scelta di colture vernine come il frumento e l'orzo che che non risentono della siccità estiva ed hanno meno esigenze idriche può servire al recupero di terreni lungamente provati dalla coltivazione intensiva del mais.


I PIANI DI ABBATTIMENTO DELLE VOLPI
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