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gennaio 2012
L'ITALIA NON RECEPISCA LA DIRETTIVA CHE LEGITTIMA LA VIVISEZIONE E NON CONSIDERA LA SOFFERENZA ANIMALE
Lettera aperta al Ministro della Salute Renato Balduzzi sul recepimento della Direttiva 2010/63/UE (vivisezione)
E' irrecepibile una legge che consente di:
riutilizzare più volte lo stesso animale, anche in procedure che gli provocano intenso dolore, angoscia e sofferenza (articolo 16)
praticare l’apertura del torace e altri interventi ad animali inermi senza far uso di analgesici o anestesia (articolo 14, allegato VIII)
sperimentare su cani e gatti randagi (articolo 11)
tenere in isolamento totale per lunghi periodi animali socievoli come i cani e i primati (allegato VIII)
costringere gli animali al nuoto forzato o altri esercizi fino al sopraggiungere della morte (allegato VIII)
somministrare scosse elettriche fino a indurre l’impotenza (allegato VIII)
sperimentare per la ricerca di base sui primati non umani (che vengono catturati nel loro ambientenaturale e venduti ai laboratori di tutto il mondo nel numero di 100.000 all’anno) a totale discrezione dei ricercatori (articoli 5, 8, 55).
"Ecco, io vi darò ogni pianta che fa seme, su tutta la superficie della terra e ogni albero fruttifero, che fa seme: questi vi serviranno per cibo. E a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli de cielo e a ciò che sulla terra si muove, e che ha in sè anima vivente, io do l'erba verde per cibo" (Genesi 1, 29-
Non spetta a noi discorrere di come vada intesa nella Genesi l'<<anima vivente>>degli esseri che sulla Terra si muovono, ma ci piace pensare che questo sia un primo, antichissimo, riconoscimento della dignità dei viventi, riconoscimento più volte dimenticato o calpestato nella storia dell'uomo e non ancora compreso fino in fondo ai giorni nostri.
L'illustre pensatore René Descartes o Cartesio (1596-
<<[...]È pure assai notevole che sebbene molti animali in alcune loro azioni dimostrino più industria di noi, tuttavia non ne mostrano alcuna in molte altre: cosicché, ciò che essi fanno meglio di noi non prova che hanno ingegno—ché in tal caso ne avrebbero più di noi e ci supererebbero in ogni attività—, ma piuttosto che essi non ne hanno affatto, e che è la Natura che agisce in loro, secondo la disposizione dei loro organi, così come si osserva che un orologio, pur essendo solo composto di ruote e di molle, conta le ore e misura il tempo più precisamente di noi con tutta la nostra prudenza.[…] dopo l'errore di quelli che negano Dio [...] non ve n'è altro che allontani di più gli uomini deboli dal giusto cammino della virtù che immaginare che l'anima delle bestie sia di natura uguale alla nostra e che, di conseguenza, non dobbiamo temere nulla, né nulla sperare dopo questa sta vita, come le mosche e le formiche
(René Descartes, Discorso sul metodo, in E. Lojacono (a cura di), Opere filosofiche di René Descartes, U.T.E.T., Torino, 1994, Vol. I, pp. 538-
Il pensiero di Cartesio é tuttavia lungi dall'essere superato quando si varcano le porte della maggior parte dei nostri allevamenti industriali italiani, di bovini, suini, pollame: animali costretti in spazi angusti fin dalla nascita, spesso obbligati a posture fisse, senza possibilità di relazioni e di contatti reciproci.
<<Una mostruosità del nostro secolo è stata la costituzione degli allevamenti intensivi e lo sviluppo di una complessa disciplina di tortura che si chiama zootecnia. Il lager zootecnico non solo ha RIMOSSO qualsiasi senso di responsabilità umana nei confronti degli animali domestici, ma ha fatto di più: ha volutamente ignorato le loro caratteristiche di esseri senzienti. Questa attività è letteralmente un crimine legalizzato.


Nel 1700 si fa strada la filosofia dell'Utilitarismo, già espressa da antichi greci come Protagora ed Epicuro.
<<Finalità della giustizia è la massimizzazione del benessere sociale, quindi la massimizzazione della somma delle utilità dei singoli, secondo il noto motto benthamiano: "Il massimo della felicità per il massimo numero di persone."
L'utilitarismo è quindi una teoria della giustizia secondo la quale è "giusto" compiere l'atto che, tra le alternative, massimizza la felicità complessiva, misurata tramite l'utilità.>> da Wikipedia Utilitarismo.
L'utilitarismo sociale riconosce agli esseri senzienti un'uguale capacità di soffrire ed un uguale diritto di conseguire la felicità in contrapposizione al pensiero razzista e specista. Tra gli esseri senzienti vengono riconosciuti già da Jeremy Bentham nel 1700 e più compiutamente da Peter Singer nel 1900 gli animali, in quanto esseri capaci di sentimenti analoghi a quelli umani.
A tal riguardo Jeremy Bentham scrisse nel 1789:
" Verrà il giorno in cui il resto degli esseri animali potrà acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno già scoperto che il colore nero della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell'osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? La domanda non è Possono ragionare?, né Possono parlare?, ma Possono soffrire? "
Il grande naturalista Charles Darwin riconosceva a tutti gli animali la capacità di sentire emozioni, anche a quelli "inferiori", e riteneva che moltissime delle emozioni più complesse, come l'orgoglio, la rabbia, l'amicizia, la curiosità, la noia, fossero comuni agli animali superiori e all'uomo. Riconosceva anche a diversi animali sociali qualità umane quali il mutuo soccorso, la collaborazione, la lealtà reciproca.
Gli animali dei nostri allevamenti sono tutti fondamentalmente sociali e basta osservare le mandrie di cavalli o di mucche nei pascoli alpini per rendersene conto. << Ognuno può notare quanto siano infelici cavalli, cani, pecore eccetera, quando vengano separati dai loro compagni, e quale forte affetto reciproco gli individui dei primi due generi mostrino quando sono di nuovo insieme.>> (Darwin, "L'origine dell'uomo e la selezione sessuale").
Il filosofo australiano e direttore del Center for Human Bioethics presso l’Università di Melbourne Peter Singer, partendo sempre da una morale consequenzialista ed utilitarista ( laddove Utilitarismo è inteso sempre come benessere collettivo e non in un'accezione moderna come interesse del singolo), si appassiona di diritti degli animali e pubblica nel 1975 un saggio filosofico dal titolo Liberazione animale, una pietra miliare dei movimenti animalisti.
<<Come può un uomo, che non sia un sadico, passare i suoi giorni lavorativi portando un cane non anestetizzato alla morte, o portando una scimmia alla depressione cronica, e poi togliersi il suo camice candido, lavarsi le mani e andarsene a casa a cena da sua moglie e dai suoi bambini? Come possono i contribuenti permettere che il loro denaro venga utilizzato per sostenere esperimenti di questo tipo? E come possono gli studenti attraversare un’epoca tumultuosa di proteste contro l’ingiustizia, la discriminazione e ogni sorta di oppressione, non importa quanto lontane dalla loro realtà, e ignorare le crudeltà perpetrate a pochi passi da loro, nelle loro stesse università?
Le risposte a queste domande nascono dall’accettazione indiscussa dello specismo. Tolleriamo crudeltà perpetrate a danno di membri di altre specie, le stesse crudeltà che ci farebbero inorridire se praticate su membri della nostra specie.>>
Singer si scaglia anche contro l'incapacità della maggioranza delle persone, anche quelle sensibili ai temi dei maltrattamenti animali, di rinunciare al consumo di carne prodotta attraverso le tecniche moderne di allevamento industriale:
<<Col tempo, arriveremo a considerare maiali, bovini e polli come cose che possiamo usare, anche se proviamo per loro una forte compassione; e quando ci accorgeremo che per continuare ad avere un'offerta di corpi di questi animali ad un prezzo abbordabile dovremo modificare anche solo minimamente le loro condizioni di vita, non saremo in grado di giudicare troppo criticamente queste modifiche. Gli allevamenti in batteria non sono altro che l’applicazione della tecnologia all’idea che gli animali non sono altro che mezzi per ottenere i nostri scopi. Siamo attaccati alle nostre abitudini alimentari, e non è facile modificarle. Ci conviene convincere noi stessi che il nostro interesse per gli altri animali non comporta il fatto che smettiamo di mangiarli. Nessuna persona abituata a mangiare carne può giudicare senza preconcetti se un animale sia stato allevato o meno in condizioni dolorose. >>
E' proprio per senso etico, per "empatia darwiniana", che sempre più persone sono orientate verso un'alimentazione vegetariana o persino vegana o quantomeno verso cibi provenienti da animali vissuti entro gli allevamenti biologici o in allevamenti all'aperto.
A tale impegno etico nei confronti del benessere animale si aggiunge spesso una forte coscienza civica di fronte all'evidenza di come l'abuso nel consumo di carne da parte dei paesi ricchi concorra ad aumentare il divario con i paesi più poveri attraverso la sottrazione di suolo e di coltivazioni vegetali per l'alimentazione umana da destinarsi all'allevamento del bestiame. Un ulteriore consumo di suolo e spreco di coltivazioni ad uso alimentare si sta sempre più affermando attraverso la produzioni di biocarburanti che, studi recenti (vedi http://www.lipupadova.it/ambiente.html) definiscono più impattanti dei carburanti originati dagli stessi combustibili fossili.
Quanto al tema della vivisezione e della sperimentazione animale, discusso da Singer nell'ottica della sofferenza che questa comporta, diversi studiosi mettono in dubbio la reale utilità della pratica ricorrendo a dati oggettivi.
Mentre è facile tacciare di sentimentalismo ed infondatezza i contrari alla sperimentazione animale, è molto raro che si obietti o si dubiti della veridicità delle affermazioni dei sostenitori della vivisezione, i quali, per essere credibili agli occhi dell'opinione pubblica, insistono sulla salvezza delle vite umane che verrebbe realizzata attraverso le torture della vivisezione.
Il prof. Gianni Tomino, Biologo dell'Università di Padova, non è però di questo avviso.
In un'intervista a Radio Base Popolare network , durante il programma il Ruggito urbano, evidenzia infatti come la sperimentazione di farmaci o veleni abbia esiti molto diversi tra le varie specie animali oggetto di sperimentazione e che quindi i risultati conseguiti nel corso di tali esperimenti non sono una garanzia sufficiente che quel dato prodotto testato non comporti un danno o costituisca un reale beneficio per l'uomo. Secondo il prof.Tamino: << la vera cavia è l'uomo perché non ho alcuna garanzia di poter ottenere risultati paragonabili a quelli che ho avuto sull'animale>>.

Alla Conferenza tenutasi a Londra nel 2008 Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change azienda dell'ONU che si occupa di vautare le cause dei cambiamenti climatici), dimostra come l'allevamento consumi il 70% di tutte le terre agricole ed il 30% di tutta la superficie terrestre, provocando un enorme dispendio di acqua, e produca il 18% delle emissioni globali di gas serra (vedi servizio di Report http://www.youtube.com/watch?v=i-
Sempre più persone inoltre scelgono di non mangiare carne anche per ragioni di salute, preferendo alle proteine della carne quelle di origine vegetale, integrate con frutta, verdura e cereali integrali (http://www.scienzavegetariana.it/ )