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ANIMALI - LIPU sezione di Padova

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ANIMALI

NATURA

LA FONTANA KILLER

maggio 2012

Uno splendido edificio, la Fornace Morandi, da poco risistemato e una fontana, apparentemente una bella e innocua fontana ... La stagione riproduttiva degli anfibi è in corso e il rospo smeraldino, Bufo viridis, presenza abbastanza abituale dei giardini e delle campagne, cerca dei ristagni di acqua e delle pozze in cui deporre le uova. A differenza delle rane versi la sua presenza è discreta e non è facile capire dove esso ha deciso di riprodursi.
Così ecco che questa primavera svariati rospetti sono stati attratti dalla fontana prospiciente la fornace la quale, trovandosi a livello del terreno e adiacente a una piccola aiuola verde, non ha certo delle barriere in grado di tenere fuori i rospi in frenesia rispoduttiva. Peccato però che questi, una volta entrati, non riescono più ad uscirvi, vi muoiono e si accumulano in prossimità del filtro della stessa. Che sia solo l'impossibilità di uscire a farne morire decine? Eppure nella vasca non cresce un'alga e si sente un discreto odore di cloro provenire dall'acqua, usato probabilmente proprio per contenere la vegetazione. Forse quindi anche il cloro è colpevole della moria.
Un abitante della zona ci ha coinvolto e si è preso l'impegno, la sera e con la famiglia al seguito, di raccogliere i rospi imprigionati e trasportarli in un vicino fossato per cercare di salvarli. I rospi però sono animali "ingenui" e tornano a morire nella vasca.
L'amministratore del condominio non risponde al momento ai nostri solleciti di intervento e fa spallucce, mentre la Polizia Provinciale si sta interessando al caso.
Come evitare la strage? Basterebbe porre delle barriere lungo i lati lunghi della fontana per evitare che i rospi entrino nell'acqua e magari porre all'interno dei ciottoli di fiume per consentire l'uscita degli esemplari che vi restano intrappolati.
Ma la fontana è un oggetto di design di un architetto ... basteranno i rospetti a "rovinare" la sua estetica in nome della conservazione di una specie protetta?

COMUNICATO STAMPA

NATURA: RAPACI MINACCIATI DAI PESTICIDI UTILIZZATI PER I TOPI

Studio ARP Lazio, Istituto Zooprofilattico e LIPU: contaminato il fegato di allocchi, barbagianni, civette, gheppi

La lotta quotidiana ai roditori può presentare un conto molto salato alla natura: le esche con anticoagulanti possono entrare nella catena alimentare e contaminare in modo grave i rapaci diurni e notturni. Lo studio, il primo del genere effettuato in Italia, è stato realizzato nel Lazio da un team di ricercatori composto da Dario Capizzi dell'Agenzia regionale parchi del Lazio (Arp), da Rosario Fico dell'Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana e da Jacopo Cecere della LIPU-BirdLife Italia.

Le indagini, durate due anni, hanno preso in esame 39 animali tra allocchi, barbagianni, civette e gheppi rinvenuti morti e raccolti dal personale delle aree protette, e inoltre alcuni esemplari forniti dal Centro recupero fauna selvatica della LIPU di Roma.
Le esche utilizzate nei centri abitati, aree industriali o agricole, per contenere le popolazioni di roditori, sono costituite da rodenticidi, prodotti appartenenti alla categoria degli anticoagulanti, che provocano emorragie letali nei topi. Morti, o moribondi, questi ultimi costituiscono una facile preda per gli inconsapevoli rapaci, che rimangono a loro volta intossicati dal pesticida.

Le analisi sugli animali sono state eseguite con la tecnica della HPLC Fluorescenza, che in tutto ha cercato nel fegato degli uccelli sette diversi anticoagulanti. Il livello di contaminazione è risultato del 41,2%, pari a quasi la metà dei campioni esaminati. La specie che ha subito la maggiore contaminazione è la civetta (70%), ma anche il livello relativo a gheppio e allocco è risultato elevato (35%).

"Le quattro specie di rapaci indagate - spiega Dario Capizzi, esperto presso il settore Biodiversità, reti ecologiche e geodiversità dell'Arp - essendo predatrici di roditori, possono essere utilizzate per monitorare il fenomeno noto come 'tossicità secondaria', che si verifica in natura quando un animale, cibandosi di una preda contaminata, rimane a sua volta intossicato".

I campioni trovati positivi provenivano in gran parte dalle aree urbane o periurbane di Roma, ma anche da zone prossime ad aree protette, come la Riserva del Lamone o il Parco dei Monti Simbruini. Per i rapaci primavera ed estate si sono rivelate le stagioni più a rischio di contaminazione da rodenticidi.

"L'utilizzo di rodenticidi dovrebbe essere limitato al massimo - dichiara Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura LIPU -  Mentre, al contrario, vi è una tendenza a utilizzare prodotti nocivi, sia in campagna, sia nelle nostre città, con troppa disinvoltura. Chiediamo dunque più controlli e campagne di informazione utili per far conoscere i rischi che tali pratiche comportano per la fauna selvatica ma anche per l'uomo"

"Siamo preoccupati da quanto emerge da questa importante ricerca - aggiunge Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - Si tratta di una nuova minaccia per i rapaci, uccelli al vertice della catena alimentare, che si aggiunge a quelle pesanti e già conosciute come l'alterazione dell'habitat, l'inquinamento, la caccia illegale e il bracconaggio".


27 ottobre 2011
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA Tel. 0521.1910706

COMUNICATO  STAMPA

MARE: E' CRISI PER GLI UCCELLI MARINI.
LIPU: "CAMBIARE LE POLITICHE EUROPEE SULLA PESCA
E SUBITO UN PIANO PER IL MEDITERRANEO"

Firmato un protocollo tra LIPU e Parco nazionale Arcipelago di La Maddalena
per la tutela degli uccelli pelagici

Gravi problemi per la stagione riproduttiva degli uccelli marini nel Nord della Sardegna. E la LIPU-BirdLife Italia si appella sia all'Unione europea affinché dirigano la nuova Politica Comune della Pesca verso un approccio più sostenibile per l'ambiente, sia al Governo italiano perché dia attuazione alla Strategia Nazionale per la Biodiversità.

Secondo dati relativi all'area marina del Parco nazionale Arcipelago di La Maddalena, specie come la berta maggiore e il gabbiano corso quest'anno hanno avuto un basso successo riproduttivo. Tra le probabili cause - sottolinea la LIPU - la più plausibile è la scarsità di pesce nel mare, che mette a forte rischio la nidificazione.
I dati disponibili sulla berta maggiore vengono da uno studio che la LIPU ha effettuato nel giugno scorso presso il Parco, all'interno delle colonie di nidificazione che si trovano sulle isole dell'Arcipelago di La Maddalena, nell'ambito del progetto "Iba marine" finalizzato a identificare le zone frequentate da uccelli marini, per poi proporre misure di conservazione per habitat e specie.

Durante lo studio, che ha effettuato un costante controllo su 30 nidi di berta maggiore, si è scoperto che nel 20% dei casi le coppie hanno abbandonato il nido. Una percentuale di abbandono elevata, che deve essere considerata come un segnale di allarme.
"Di fronte a problemi di tale gravità che colpiscono gli uccelli marini - afferma Giorgia Gaibani, responsabile Iba e rete Natura 2000 della LIPU - non possiamo che chiedere un'inversione di rotta nella Politica Comune della Pesca, la cui recente riforma annunciata dalla Commissione europea è però insufficiente per assicurare una pesca ecologicamente sostenibile negli anni a venire".
"Chiediamo con urgenza al Governo italiano un Piano d'azione ambientale e sociale per salvare il Mediterraneo - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU -  e di dare attuazione alla Strategia Nazionale per la Biodiversità, in modo da fornire uno strumento concreto anche alle Regioni per invertire il declino degli ecosistemi".

Nell'attesa di passi concreti in avanti del Governo italiano, la LIPU ha intanto sottoscritto nei giorni scorsi un protocollo d'intesa con il Parco nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena volto alla tutela e alla salvaguardia degli uccelli pelagici, minacciati dalla pesca intensiva, dall'inquinamento, dai predatori e dal disturbo creato dal turismo.

I ricercatori della LIPU e dell'Ente parco hanno già da quest'anno studiato i movimenti della berta maggiore in mare aperto grazie a degli strumenti (gps logger) applicati sul dorso di questi animali. Da questi dati sono emersi i lunghi spostamenti di questi uccelli alla ricerca di cibo, dal Nord della Sardegna fino alle coste francesi e tirreniche della Francia, della Liguria, Toscana e Lazio.


Una scheda completa sulla berta maggiore è disponibile alla pagina:
http://www.uccellidaproteggere.it/Le-specie/Gli-uccelli-in-Italia/Le-specie-protette/BERTA-MAGGIORE


9 agosto 2011
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA  

COMUNICATO STAMPA

BIODIVERSITA', APPROVATA LA NUOVA STRATEGIA
DELL'UNIONE EUROPEA.
LIPU: "RIFORMARE PESCA E POLITICHE AGRICOLE"

Sei obiettivi e relative azioni previste, dalla corretta gestione della rete Natura 2000, alla lotta alla diffusione di specie esotiche invasive, dal ripristino di habitat, al sostegno ai paesi in via di sviluppo nei loro sforzi di conservazione della natura

LIPU-BirdLife Italia accoglie positivamente la nuova strategia dell'Unione europea sulla biodiversità approvata oggi, che definisce le azioni chiave che la UE deve adottare per fermare il declino della biodiversità e degli ecosistemi entro il 2020 e avviare una tendenza positiva.
Secondo la LIPU, "la strategia è in grado di avvicinare l'Europa alla sostenibilità ambientale, anche se avremmo preferito obiettivi più ambiziosi. Una strategia che comunque potrà essere realizzata solo se pienamente attuata e finanziata dalla UE e dagli Stati membri".
Allo stesso tempo, LIPU BirdLife Italia sottolinea che i reali test di impegno della UE a raggiungere il  target biodiversità sono le riforme del settore della pesca e delle quello delle politiche agricole, attualmente in discussione a Bruxelles.

"La nuova strategia offre un positivo, anche se poco ambizioso, programma per salvare il nostro capitale naturale e i servizi essenziali che fornisce alla società -  ha detto Angelo Caserta, direttore regionale di BirdLife Europa - Resta da vedere se l'Unione europea e gli Stati membri avranno la volontà politica di porre effettivamente fine alla pesca intensiva e di spostare le sovvenzioni agricole da quegli agricoltori che stanno danneggiando l'ambiente a quelli che praticano l'agricoltura sostenibile ".

La strategia prevede sei obiettivi e relative azioni per contrastare il crollo della biodiversità, dalla corretta gestione della rete Natura 2000, alla lotta alla diffusione di specie esotiche invasive, dal ripristino di habitat, al sostegno ai paesi in via di sviluppo nei loro sforzi di conservazione della natura.
Ma la strategia evidenzia chiaramente il ruolo chiave svolto dai due settori più problematici: agricoltura e pesca. La strategia richiede riforme di vasta portata tra cui la coerenza tra le attività di pesca e la capacità di rigenerazione degli stock ittici e inoltre l'estensione delle misure agro-ambientali amiche dell'ambiente.

Nel 2010 l'UE - sottolinea la LIPU - ha fallito l'obiettivo di arrestare il declino della biodiversità, ma i capi di Stato hanno rinnovato il loro impegno, promettendo non solo di invertire il declino, ma anche di avviare ingenti sforzi per il ripristino ambientale entro il 2020. A livello mondiale, in occasione del vertice tenuto lo scorso anno a Nagoya, in Giappone, l'UE ha aumentato gli stanziamenti per raggiungere la sostenibilità nei settori dell'agricoltura e della pesca e di eliminare gradualmente entro la fine di questo decennio le sovvenzioni dannose per l'ambiente.  Con il bilancio comunitario e le politiche settoriali per il periodo 2014-2020 la UE affronterà nel 2012 tappe importanti. "Ma è chiaro - sottolinea la LIPU - che senza riforme significative da attuare subito, le chances di successo della nuova strategia per la biodiversità saranno ridotte quasi a zero".

"Siamo raggiungendo velocemente un punto di non ritorno - ha aggiunto Angelo Caserta - Se vogliamo guidare il nostro Pianeta nuovamente entro i limiti di sicurezza ecologica e climatica, i governi devono agire ora e guardare al di là di interessi di breve termine. Se i nostri figli e nipoti saranno ancora in grado di mangiare pesce non di allevamento, ascoltare i canti degli uccelli che vivono negli ambienti agricoli, o addirittura vivere in un mondo in cui i sistemi naturali ci proteggono contro le inondazioni, la siccità e i peggiori effetti dei cambiamenti climatici, ebbene queste sono ancora questioni aperte. "Avere una strategia - conclude Caserta - è un buon inizio, ma ciò che conta sono le azioni che si intraprendono".

La LIPU si sta impegnando da tempo concretamente per una piena implementazione di rete Natura 2000 e per le politiche settoriali rilevanti per la conservazione della biodiversità.

3/5/11

UFFICIO STAMPA LIPU BIRDLIFE ITALIA

Il PERICOLO DELLE STRADE


Sempre più circondati di strade per lo più utili, qualche volta eccessive, dimentichiamo come queste contribuiscano alla frammentazione degli ambienti naturali e mettano in pericolo gli animali che le attraversano.
E' piuttosto noto come le autostrade e le superstrade siano delle barriere invalicabili per la fauna e che per ovviare a questo inconveniente si siano costruiti qua e là (persino in qualche limitato caso italiano) dei sovrappassi per animali almeno nei punti di maggior valenza ambientale come i valichi montani.
Mentre la rete viaria si infittisce e si complica gli interventi di mitigazione che dovrebbero accompagnare la grande viabilità si risolvono il più delle volte nella piantumazione di limitati filari di alberi accanto al grigio cemento.
Resta il fatto che mentre le grandi strade isolano le popolazioni, per alcune specie come i rospi ed i ricci sono le strade minori, quelle ordinarie, a incidere pesantemente sulla mortalità e non é per nulla facile prevedere una soluzione per questi casi.
Gli animali più a rischio sono ovviamente quelli notturni perché la bassa visibilità degli ostacoli in movimento nel buio da parte degli automobilisti e gli attraversamenti improvvisi dettati dalla paura in queste creature già schive, sono combinazioni che sfociano sovente nel tragico. E' il caso delle Volpi e dei Tassi che ogni notte percorrono distanze di alcuni chilometri dalla tana alla ricerca del cibo o di un compagno.
I rapaci notturni come Gufi, Allocchi e Civette, sono altre vittime della notte perché attraversano  le strade volando a pochi centimetri da terra o sostano sul manto stradale dove i roditori e gli insetti abbondano.
Di giorno si hanno i guai maggiori lungo le strade che corrono a fianco di canali magari un po' ribassati: qui gallinelle d'acqua e nutrie in corsa o aironi alzatisi in volo dal basso possono mettere in difficoltà anche il guidatore più esperto.
All'inizio della primavera le zuffe territoriali dei Merli e dei passeri li portano ad essere così concentrati nell'allontanamento del rivale, da dimenticare persino il pericolo e muoversi confusamente ovunque. Eppoi ci sono le tortore dal collare che se ne stanno sull'asfalto mimetizzandosi quasi a perfezione!
Che fare? Il buon senso dice di limitare la velocità nei casi in cui si veda sopraggiungere un animale vicino alla strada perché non si può sapere se l'attraverserà fino all'ultimo istante; meglio andare piano di notte nelle vie di campagna e di collina e alla mattina presto e all'imbrunire tener presente che anche rondini e rondoni nella bella stagione sorvolano campi e strade a bassa quota per catturare gli insetti che sciamano dal terreno ...eppoi bisogna augurarsi che tutto vada per il meglio!


  Bucanieri di natura?


Capita ancora in montagna, in collina o in pianura, di osservare persone intente a raccogliere fiori di specie protette che avvizziranno presto in vasi minuscoli una volta portati a casa. Capita qualche volta di vedere papà con bambini al seguito intenti a raccogliere girini di rana nelle pozze d'alpeggio o in quelle di pianura per portarli a casa, vederli crescere e molto facilmente morire durante la fase finale della metamorfosi in anfibi adulti.
Capita spesso che la raccolta regolamentata di specie selvatiche commestibili non sia poi così regolamentata e rispettosa degli equilibri naturali, ma che si assista ad una sorta di predazione, di sciacallaggio persino, di tutti i germogli possibili, i frutti, le piante, i funghi che sottoposti ad un eccesso di captazione non riescono a svolgere l'intero processo riproduttivo che garantisce la prosecuzione della loro esistenza.  
Agli animi un po' sensibili in queste corcostanze, oltre ad una certa acidità di stomaco, viene in mente la domanda:<< ma queste persone sanno che si tratta di specie protette o sbagliano per non conoscenza?>>. Spesso purtroppo non é la buona fede a motivare certi comportamenti!
La riscoperta delle piante naturali in cucina é sicuramente cosa buona, ma la moda che ne consegue, gli svariati corsi che insegnano a come usare questo e quello senza approfondire gli aspetti della salvaguardia favoriscono il non rispetto delle regole vigenti da parte delle persone meno sensibili all'argomento e meno preparate.
L' attitudine predatoria che spunta nelle folle di vacanzieri e cittadini quando trovano sfogo in natura non ha una giustificazione reale quale quella derivante dalla carestia dei periodi bellici, situazione che ha davvero costretto la gente a ingegnarsi su come combattere la fame!
Considerato poi che il numero delle persone che alla domenica e nei giorni festivi si proietta disordinatamente nelle aree di pregio naturalistico é in costante aumento, diventa lampante come sia indispensabile educare al meglio le persone al rispetto di questi delicati e ormai limitati ambienti. E' comprensibile che la cronica carenza di spazi verdi e parchi pubblici in cui giocare e svagarsi porti la gente a cercare sfogo lontano dalle città, ma le aree naturalistiche, le torbiere, i boschi, i corsi d'acqua ad elevata naturalità non possono fare le veci dei parchi urbani e dei giardini pubblici. E questo lo devono capire bene gli amministratori pubblici che considerano la fruizione, anche selvaggia, come l'unico fattore che giustifichi l'esistenza di un oasi o di un'area protetta, l'unico elemento che possa far condividere ai cittadini la scelta di salvaguardare qualcosa piuttosto che costruire. In molti casi, é innegabile, sono proprio i cittadini ad essere gli occhi non vedenti dei loro amministratori!


Qui sotto la legge della Regione Veneto per la tutela della flora e fauna inferiore...leggerla fa bene all'ambiente!

Legge regionale 15 novembre 1974, n. 53 (BUR n. 47/1974)
NORME PER LA TUTELA DI ALCUNE SPECIE DELLA FAUNA INFERIORE E DELLA FLORA


SITUAZIONE ROSPI SUI COLLI EUGANEI 2011
rospo
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