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2011 ANNO INTERNAZIONALE DELLE FORESTE
Nel 2006 l'Unione Europea presenta il Piano d’Azione per le Foreste (PAF), che rappresenta un orientamento per gli interventi forestali realizzati dagli Stati membri e dalle istituzioni Comunitarie. In esso viene riconosciuta la necessità di una corretta gestione del patrimonio forestale, il quale svolge molteplici funzioni in quanto offre materie prime rinnovabili, sostiene l'economia di alcune aree, soprattutto montane, fornisce beni e contribuisce alla salvaguardia della biodiversità ed alla riduzione dell'effetto serra e degli
inquinanti ambientali.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2011 l'Anno Internazionale delle Foreste al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica ed i governi sulla necessità di una gestione sostenibile e della corretta conservazione delle foreste del Pianeta.
Le foreste del mondo coprono circa il 30% della superficie terrestre ma il loro declino in alcune aree procede inarrestabile; ospitano 300 milioni di persone e l'80% della biodiversità terrestre.
Un'indagine condotta dal Corpo Forestale dello Stato nell'ambito dell'INFC (Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio) stima in 10.467.522 ettari la copertura forestale in Italia, pari al 34,7 per cento della superficie nazionale. La massa arborea è di 486.018.500 tonnellate, in grado secondo le stime di trattenere oltre 486 milioni di tonnellate di carbonio e di sottrarle quindi all'atmosfera.
Il quadro italiano non è però sempre roseo neanche sul fronte delle foreste perché la cattiva gestione spesso ne riduce il valore in termini di salvaguardia della biodiversità; inoltre i recenti tagli di fondi ai Parchi Nazionali limitano le risorse disponibili per la corretta manutenzione di boschi ad elevata valenza ambientale. I Parchi Nazionali sono sempre più assediati da forti interessi di speculazione, dallo spettro dell'eolico selvaggio, dai continui tentativi di aprire la caccia al loro interno ed ora pare anche che stiano diventando merce per ottenere voti, come dimostrerebbe il recentissimo tentativo si smembramento dello storico Parco dello Stelvio per la fiducia al governo Berlusconi.
C'è ancora molto da fare quindi, speriamo che al solito non siano solo parole!
I BOSCHI PLANIZIALI IN VENETO
(liberamente tratto ed integrato da relazione del Convegno "Dal bosco di pianura ai parchi periurbani" 5 giugno 2010
relatori: Dott. Giustino Mezzalira Responsabile settore Forestale di Veneto Agricoltura
Dott. Adriano Mar Servizio Forestale Regionale per le province di Padova e Rovigo).
Dai minuziosi catasti della Repubblica di Venezia si apprende che durante il suo governo i boschi planiziali avevano un'estensione complessiva compresa tra i 5000 ed i 7000 ettari. Essi infatti rappresentavano un'irrinunciabile risorsa da tutelare soprattutto per l'arsenale militare.
La situazione dei boschi di pianura in Veneto è andata via via peggiorando nei secoli fino alla loro quasi completa rarefazione dopo la Seconda Guerra Mondiale avvenuta sia per le necessità di aree da coltivare ed urbanizzare sia per il minore valore economico che il legname andava rappresentando.
Negli anni '80 del novecento erano rimasti appena 50 ettari boscati su un totale di circa un milione di ettari di pianura veneta.
Negli stessi anni comincia fortunatamente una timida inversione di tendenza con i reimpianti di San Stino di Livenza di circa 100ha e quello di Villaverla in area AMAG di circa 10,5ha.
Alla fine del 2004 questi nuovi impianti portano a 300 gli ettari di bosco nuovo e ne deriva un'acquisizione di importanti esperienze nel campo della progettazione, delle tecniche di manutenzione e delle opportunità economiche offerte dai boschi stessi.
La LEGGE REGIONALE 13/2003 segna una svolta nella concezione stessa del bosco che non viene più pensato come un riempitivo "per non" fare qualcosa d'altro, come nelle precedenti legislazioni, ma come un qualcosa "per" , con un suo valore intrinseco.
Questa nuova legge riceve linfa vitale dall'impegno di un gruppo di cittadini di Rosà (VI) che chiedono in quegli anni al loro comune 1 ha di terreno da destinare a bosco, lo piantumano, si occupano della sua manutenzione e scrivono un documento, la Carta di Rosà, che diviene appunto lo spunto per le finalità espresse nella legge 13/2003.
LE FUNZIONI DEI BOSCHI PLANIZIALI
Molte sono le funzioni reali dei boschi planiziali che a fatica vengono adeguatamente recepite dalle amministrazioni pubbliche. Il bosco non va infatti visto come terra persa ma come una potenzialità per i Comuni soprattutto in virtù del fatto che il rischio idraulico ed il dissesto idrogeologico sono argomenti che interessano in primis queste amministrazioni.
I Comuni devono mettere in conto i costi elevatissimi delle alluvioni cercando strategie di programmazione ampia che prevengano ed attutiscano gli effetti ed i danni delle piene grazie alla possibilità di spostare enormi masse d'acqua in ambienti naturali appositamente creati in cui il danno non venga prodotto; il bosco in tal senso è l'ambiente ideale a questo fine.
In estrema sintesi i boschi:
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<< Vi sono evidenze sperimentali della sostenibilità economica e degli effetti positivi sull'ambiente agrario determinati dai sistemi agroforestali detti "silvoarabili", che risultano una soluzione innovativa, in linea con le "nuove sfide" dell'Health Check, pur mantenendo un filo conduttore con la storia dell'agricoltura della pianura padana e del Veneto, ove prima dell'intensivizzazione e della meccanizzazione spinta, vi era una antica tradizione di colture arboree in abbinamento con le rotazioni colturali delle specie di interesse agrario. In particolare il progetto SAFE (Silvoarable Agroforestry For Europe) realizzato nell'ambito del 5° Programma Quadro di Ricerca e Sperimentazione, mostra come si possano ottenere vantaggi ambientali ed economici nella piena compatibilità con la moderna agricoltura. I massimi vantaggi dei sistemi silvoarabili si ottengono inoltre abbinando tali soluzioni a pratiche colturali innovative come il no -
L'inserimento di sistemi agroforestali silvoarabili potrà comportare un assorbimento dei nutrienti presenti in eccesso, derivanti dalle coltivazioni agricole (fitodepurazione), oltre che d'eventuali prodotti tossici presenti (fitorimedio). Inoltre si avrà un più favorevole bilancio della CO2 legato all'effetto sink degli alberi in accrescimento e alla successiva immobilizzazione dovuta all'utilizzo del legname di pregio in opere e manufatti durevoli.>>
COME VALORIZZARE IL CAPITALE BIOLOGICO DI UN BOSCO?
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COME POSSONO I COMUNI REALIZZARE BOSCHI DATE LE SCARSE RISORSE A DISPOSIZIONE?
Utilizzando molto lo strumento della COMPENSAZIONE DELLE GRANDI OPERE, troppo spesso sottovalutato o non richiesto con la dovuta decisione.
Inoltre i Comuni possono rivolgersi al Servizio Forestale Regionale, che provvede alla posa ed alla manutenzione delle piante forestali senza oneri per le amministrazioni quindi ... perché non cominciare?
I lasciti di terreni da parte di privati potrebbero essere sapientemente utilizzati per superfici boscate che costituirebbero una fonte di reddito duratura.
CHE COSA E' UN BOSCO?
In base alla Legge regionale 13 settembre 1978, n. 52 (www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1978/78lr0052.html )
Art.14:
1. Agli effetti della presente legge si considerano a bosco tutti quei terreni che sono coperti da vegetazione forestale arborea associata o meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo. (aggiungiamo noi: purtroppo non sono specificate le essenze che dovrebbero essere presenti e paradossalmente vanno bene anche i robinieti)
2. Sono parimenti da considerarsi bosco i castagneti da frutto.
3. I terreni, privi temporaneamente della vegetazione forestale, per cause naturali o per intervento dell'uomo, conservano la classificazione a bosco. ( esempio: un incendio o una slavina distruggono un bosco ma il bosco resta tale e non perde la qualifica)
Il bosco per essere tale deve avere << in atto rinnovazione forestale>> ( art.14 comma 8)
8 bis. I boschi(…) devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri. (i filari di piante non sono bosco e nemmeno i giardini urbani)
8 ter. Sono assimilate a bosco le radure e tutte le altre superfici d'estensione inferiore a 2.000 metri quadrati che interrompono la continuità del bosco.
8 quater. Le disposizioni di cui ai commi 8, 8 bis e 8 ter non si applicano nelle aree naturali protette e nei siti della rete Natura 2000 di cui alla Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, qualora i rispettivi piani di gestione o gli strumenti di pianificazione forestale di cui all'articolo 23, individuino valori parametrici di maggiore tutela (diciamo che teoricamente un bosco in area SIC e ZPS dei Colli Euganei dovrebbe essere esente dalle presenti disposizioni perché già oggetto di maggiore tutela ….!)
CHE COSA NON E' BOSCO?
Sempre in base alla Legge regionale 13 settembre 1978, n. 52.
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IL BOSCO E' TUTELATO IN CONSIDERAZIONE DELLA FUNZIONE D'INTERESSE GENERALE SVOLTA
ART.15
1. I boschi di cui all'articolo 14 sono tutelati in considerazione delle funzioni di interesse generale svolte dagli stessi.
2. E' vietata qualsiasi riduzione della superficie forestale salvo espressa autorizzazione della Giunta regionale nei casi in cui è possibile compensare la perdita delle funzioni di interesse generale svolte dal bosco oggetto della richiesta, mediante l'adozione di una delle seguenti misure:
a) destinazione a bosco di almeno altrettanta superficie;
b) miglioramento colturale di una superficie forestale di estensione doppia rispetto a quella ridotta;
c) versamento di una somma, in un apposito fondo regionale, pari al costo medio del miglioramento colturale di una superficie doppia a quella di cui si chiede la riduzione.
(…) si specificano nel testo di legge le eccezioni
ART.16
I boschi, che per la loro particolare ubicazione, in rapporto alla giacitura, morfologia e natura del terreno, assolvono alle funzioni di difesa di abitati, di strade e di altre opere di pubblico interesse, contro il pericolo della caduta di valanghe, frane e di massi, possono essere sottoposti ad un regime vincolistico particolare, da imporsi con la procedura del vincolo idrogeologico.
Le utilizzazioni di tali boschi, dovranno essere fatte in modo che il soprassuolo sia sempre in grado di assolvere alle funzioni tutelari, per cui sono stati vincolati.
( aggiungiamo: questo punto dovrebbe applicarsi rigorosamente anche per i versanti dei Colli Euganei in cui marne e sedimenti argillosi misti a rocce sedimentarie favoriscono il ricorrere di smottamenti, spesso si assiste invece a tagli quasi completi degli alberi in boschi in pendenza, spesso nuovi vigneti vengono piantati a rittochino aumentando i fenomeni franosi)
IL BOSCO E' SOGGETTO A REGOLE DI TAGLIO
Senza entrare nel merito della legge diciamo che:
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I FINANZIAMENTI DEL PIANO DI SVILUPPO RURALE
Le misure 221 e 223 del Piano di Sviluppo Rurale approfondiscono gli aspetti dei finanziamenti previsti per le superfici tenute a bosco, sia che si tratti di nuovi impianti in terreni precedentemente agricoli, sia che si tratti di boschi permanenti e di impianti ad alta densità per la ricarica delle falde e della purificazione dell'acqua.
La superficie minima del bosco per ricevere forme di sostegno è di 1,00 ha, mentre la densità di impianto deve essere compresa tra le 50 e le 100 piante/ha.
www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/3BE8C6EE-
I PSR 2007-
Il dossier LIPU "PSR 2007-
<< Per quel che riguarda le foreste, i fondi destinati a misure ed interventi a favore della biodiversità rappresentano il 2,7% del totale. L'analisi della composizione dei 472,5 milioni di euro a favore della biodiversità degli ambienti forestali mostra che il maggior contributo (88,4%) è dato dalle misure 221 (Primo imboschimento di terreni agricoli) e 223 (Primo imboschimento di terreni non agricoli). (...) Il contributo alla biodiversità forestale di misure che hanno come obiettivo il miglioramento dello status di conservazione di boschi esistenti è molto scarso, circa lo 0,32% delle risorse totali (solamente 55 milioni di euro).>>
In Italia la copertura forestale è aumentata in venti anni di oltre il 20% in modo non uniforme. Essa risulta quasi eccessiva nelle aree montane e nelle zone collinari a clima caldo in considerazione del fatto che essa ha comportato in parte la perdita degli ambienti prativi, dei pascoli e delle praterie aride, zone di elezione per molte specie animali e vegetali in declino.
Proprio per salvaguardare i pascoli ed i prati polifiti tutti i PSR hanno vietato l'imboschimento di prati permanenti e pascoli e questa è una novità rispetto ai PSR passati, ma solo poche regioni hanno approvato intreventi per il loro mantenimento e potenziamento (il Veneto prevede il recupero e mantenimento di prati e pascoli ma non il ritiro dei seminativi dalla produzione per costituire prati e e pascoli). I terreni incolti ed a riposo non sono invece adeguatamente tutelati dai PSR, nonostante ospitino fioriture di pregio e siano aree di alimentazione, vita e riproduzione di specie rare come l'Albanella reale, lo Strillozzo, il Succiacapre, la Totavilla e svariate specie di insetti impollinatori, predatori ed organismi del suolo scomparsi dai terreni coltivati.
Pochi fondi dei PSR sono stati destinati alla conservazione ed al miglioramento dei boschi già esistenti che non sono sempre idonei alla conservazione della biodiversità. << Gran parte dei boschi italiani sono boschi giovani (monoetanei), spesso cedui, monospecifici e quindi relativamente poveri di biodiversità. Vaste aree boschive sono costituite da specie esotiche ed invasive introdotte da vecchie concezioni di gestione forestale(..). Sia nei boschi di recente formazione che in quelli oggetto di sfruttamento forestale vi è una carenza cronica di alberi vecchi, deperienti e morti, elementi fondamentali per gran parte della biodiversità forestale; d'altra parte molti boschi, soprattutto i rimboschimenti, sono troppo chiusi ed uniformi e mancano di elementi di diversità quali radure, piccole zone umide, aree cespugliate ed un ricco sottobosco>>.
L'imboschimento di terreni agricoli e marginali è una misura molto adatta alla pianura, soprattutto nelle aree intensamente coltivate. Gli effetti dei nuovi imboschimenti sono diversi a seconda del loro grado di maturità: nella fase giovanile infatti avvantaggiano le specie agricole e degli ambienti ecotonali, nelle fasi mature invece quelle tipiche dei boschi, specie se la loro estensione non è troppo modesta. La Regione Veneto ha considerato nel suo PSR l'imboschimento dei terreni agricoli e le colture energetiche, ma non abbastanza gli interventi relativi ai corridoi ecologici, agli imboschimenti di aree periurbane, agli impianti arborei a funzione di filtro degli inquinanti e schermatura.
Il dossier LIPU del 2009 chiedeva alla nostra regione di aumentare i fondi destinati all'Asse 2 ed in particolare quelli destinati alle misure 214 (pagamenti agroambientali), 216 (investimenti non produttivi) e 227 (Sostegno agli investimenti non produttivi).
IL BOSCO SILENZIOSO
Qui voglio riposarmi. In questo bosco muove
lievemente le sue ali un venticello
e, venendo dai prati, appena piega le cime
e timidamente si rannicchia in cespugli ed alberi.
Di ciò che sta lontano
a me giunge solo un alito, un mezzo suono,
dal venticello trasportato
col profumo dei fiori di prato.
Di ciò che sta lontano:
le pene e le gioie della mia giovinezza, è rimasta, dal venticello cullata,
soltanto una taciturna stanchezza.
Hermann Hesse
da "Poesie romantiche" a cura di Brunamaria Dal Lago Veneri ed. Grandi Tascabili Economici Newton 1989