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<< Gò caminà sguelto in mèso a canpi pieni de erba tènara, sercando de risvejare i me ricordi, vardando se dentro i pochi fossi restà ghe fusse ancora qualche bissangola, qualche pesse, acorzendome cussì de persona che l'aqua ze puro paltan e che pesse no ghe n'è.
Gnanca i anguri che coreva in mèso al'erba no sò stà pì bon de vèdare.
Solo el silensio jèra el stesso: forse un poco pì grando visto che oséi no ghe ne go sentìo. >> da " LA FADIGA DE ESSARE OMO Frammenti di vita in Veneto" di Walter Basso edizione Scantabauchi 2003

BIODIVERSITA' URBANA: CAMPAGNA RESIDUA E INCOLTI
L'agricoltura di stile industriale prese il sopravvento dopo il secondo dopoguerra sottraendo biodiversità sia per quanto riguarda le specie legate alle campagne, sia per la scelta di poche coltivazioni diffuse su ampia scala e svincolate ormai dal legame col territorio e dall'adattamento ad esso.
Il paesaggio rurale invece era un tempo caratterizzato da piccole proprietà contadine proprietarie dei "campi chiusi", in cui i coltivi erano circondati da siepi stratificate di piante da legno, da frutto e mellifere e da canaletti di drenaggio ricchi di vita. I prati non mancavano mai almeno in alcuni appezzamento o a bordo campo in strette ma utilissime fasce che alimentavano il bestiame allora allevato in modo estensivo.
Con il passaggio all'agricoltura moderna e con la riforma fondiaria vengono eliminati gli elementi diversificatori del paesaggio come le siepi arboree e le scoline con la relativa vegetazione riparia al fine di facilitare la meccanizzazione e di ridurre i tempi di lavorazione, mentre la produttività viene esasperata con l'uso e l'abuso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi. Sulla bilancia dei processi produttivi vanno aggiunti così i costi elevati della meccanizzazione e dei trattamenti, senza contare l' inquinando le falde e gli effetti sugli organismi, uomo compreso, dell'accumulo dei pesticidi.
La riduzione delle siepi comporta perdita di insetti, uccelli e mammiferi (basti pensare al Moscardino un tempo diffuso nella nostra pianura), sottrae ostacoli ai venti forti, alla siccità, all'erosione del suolo, sottrae risorse come il legno, il nettare per le api, la frutta, impoverisce il paesaggio.
A titolo di esempio, studi condotti dal laboratorio di Agroecologia dell'Università di Padova ed in particolar modo dal Prof. M. G. Paoletti sul mais e la soia hanno dimostrato che l'attacco parassitario del temibile ragnetto rosso alle colture è molto minore nelle piccole estensioni bordate di siepi arboree dalle quali provengono e diffondono insetti predatori del ragnetto rosso, come gli Acari Fitoseidi e Damasini ed i Gamasidi Lelapidi.
In Veneto il 50% della superficie agricola è destinato a seminativo e di questo (dati Istat 2007) il 52% è rappresentato da mais, il 18% dai cereali vernini (frumento tenero e duro, orzo, avena, farro e segale), il 10% da soia, il 3% da barbabietola, il 9% da foraggere ed il resto da altro. La coltivazione prevalente resta quindi quella del mais, pianta esigente in termini di fabbisogno idrico e non sempre redditizia anno per anno.
<<(…) Se l'agricoltura è un'agricoltura praticata con tecniche agronomiche corrette è, tautologicamente, sostenibile, multifunzionale, se aiuti devono esserci, ed è bene che ci siano, devono essere legati alla vocazionalità e quindi alla pianificazione (…) e all'adozione di tecniche agronomiche corrette che per i sistemi di pieno campo sono le rotazioni, la corretta gestione dei residui colturali, le lavorazioni ridotte, etc..>> (Da Biodiversità e paesaggio rurale a cura di Mauro Agnoletti -
Uno studio di Veneto Agricoltura su "La flora dei campi di frumento ed orzo del Veneto" sottolinea come a torto le piante che colonizzano i coltivi vengano ritenute tutte infestanti o malerbe. Di queste solo un gruppo limitato è in realtà in grado di invadere in massa le coltivazioni provocando effettivi danni economici. Per molte lo stato di conservazione è precario o prossimo all'estinzione. Alcune percorsero le stesse tappe di diffusione dei cereali ai quali sono associate traendo origine dai territori della "mezzaluna fertile" tra gli attuali Stati Iran, Iraq,Turchia e Giordania almeno 7000 anni a.C e meritano quindi l'appropriato termine di archeofite.
I campi di colza, sempre secondo Veneto Agricoltura, per la produzione di seme negli avvicendamenti colturali sono quelli che permettono maggiormente la crescita a segetali di pregio come l'Adonide scarlatto (Adonis annua
Per quanto riguarda la componente animale gli incolti, i prati e la campagna residua cittadina ospitano specie ornitiche in progressiva rarefazione come l'Allodola, il Saltimpalo, lo Strillozzo, il Beccamoschino, la Cutrettola, l'Usignolo, ma anche specie apparentemente più comuni, altrettanto in rarefazione, come la Rondine, la Passera mattugia, il Cuculo.
Tra le farfalle in città si trovano le variopinte Ninfalidi come le vanesse, alcune Sfingidi come la Sfinge del caglio (Macroglossum stellatarum), alcuni Licenidi e Pieridi ed i bellissimi Papilionidi Macaone e Podalirio.
<<La “nuova sfida” può essere pertanto perseguita rafforzando azioni specifiche delle misure agroambientali e forestali che contribuiscono a migliorare la capacità di gestione delle risorse idriche da un punto di vista quantitativo e a tutelarne la qualità. In particolare, per rispondere in modo adattivo alle conseguenze previste, è necessario incentivare interventi diretti alla riduzione di emissioni di protossido di azoto (N2O) e di metano (CH4) ad esempio utilizzando tecniche di gestione agricola in grado di ridurre gli input di fertilizzanti, lo stoccaggio ed utilizzo dei reflui per la produzione di biogas, avviando politiche di risparmio idrico attraverso le migliori pratiche di irrigazione e/o promuovendo colture meno esigenti in acqua, in grado di sottrarsi ai danni provocati dalle carenze idriche, adeguando il sistema delle concessioni per le acque alle attuali condizioni di disponibilità, promuovendo i prodotti locali, tipici e di qualità incentivando il consumo locale.
Parimenti, il rafforzamento degli interventi di forestazione mirati al sequestro dell’anidride carbonica (CO2), alla stabilità idrogeologica del territorio, alla valorizzazione energetica delle biomasse e tutti gli interventi di incremento dell’efficienza energetica, concorrono efficacemente al perseguimento dell’obiettivo della mitigazione degli effetti dovuti ai cambiamenti climatici.
Non va comunque dimenticato che anche il suolo assicura una serie di funzioni chiave dal punto di vista ambientale, come descritto dalla Comunicazione COM(2002) 179, e rappresenta una risorsa essenzialmente non rinnovabile, caratterizzata da velocità di degrado potenzialmente rapida e processi di formazione e rigenerazione estremamente lenti, e in grado di assicurare il contenimento di effetti climatici negativi attraverso la possibilità di incrementare il contenuto di carbonio stocatto nella sostanza organica.
Se l’applicazione convenzionale ed intensiva delle tecniche di lavorazione della superficie agraria comporta molteplici conseguenze, tra cui:
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www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/3BE8C6EE-
L'USO DEI PESTICIDI AGRICOLI E LA MINACCIA PER IL DNA ED IL SISTEMA NERVOSO
In merito ai pesticidi agricoli alcuni studi recenti dimostrano come questi siano aumentati negli anni: secondo una stima di Worldwatch Institute (www.worldwatch.org ) nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di pesticidi per ettaro coltivato, mentre nel 2004 se ne usavano circa 2 chili!
Gli effetti di questi trattamenti sugli organismi acquatici e sull'ecosistema in generale cominciano solo oggi ad essere studiati con serietà. Per quanto riguarda invece la salute umana ci sono già evidenze che questi trattamenti si accumulano nell'organismo e vi premangono aumentando la probabilità che alcune sostanze in essi contenute non vengano smaltite adeguatamente dal corpo ma finiscano per entare nelle cellule e provocare modifiche al DNA. La loro tossicità é tanto maggiore quanto più esse operano su individui in crescita e quindi sui bambini per i quali più elevato sarebbe il rischio di un danno neurologico permanente.
<< I bambini e gli organismi in accrescimento -
Le conoscenze circa gli effetti sulla salute umana delle centinaia di migliaia di sostanze alle quali siamo esposti riguarda solo una minima parte di quelle oggi in produzione ed ogni anno diverse centinaia di molecole vengono immesse sul mercato senza che alcuna verifica a priori sia richiesta: ci uniamo a tutti coloro che esigono l' attuazione del progetto REACH affinché, ancora una volta interessi commerciali non prevarichino interessi collettivi.