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BIODIVERSITA' URBANA: LA CITTA' E' UN ECOSISTEMA PARTICOLARE

<< Al tempo stesso gran parte dei piani e delle strategie per la conservazione della biodiversità su base regionale hanno tralasciato l'ambiente urbano (cfr. Bulgarini et al.,2006). Si tratta di un grave errore, non tanto perché le città rivestono un ruolo prioritario tra gli ecosistemi da conservare, quanto perché qui vive gran parte della popolazione umana. In quest'ambiente la gente plasma la propria percezione nei confronti della natura, qui avvengono i processi decisionali che riguardano gli ecosistemi di tutto il mondo. Inoltre, le aree urbane hanno un ruolo non negligibile nel causare trasformazioni del clima globale (global change). L'impatto delle città va ben oltre le mura cittadine e la rapida urbanizzazione avvenuta nell'ultimo mezzo secolo ha cambiato la faccia della Terra probabilmente più di ogni altra attività umana nel corso della storia (Worldwatch Institute, 2007).>> Da Dinetti M., 2009. Biodiversità urbana. Conoscere e gestire habitat, piante e animali nelle città. Tipografia Bandecchi & Vivaldi - Pontedera.
Senza uscire dai confini della provincia di Padova dovrebbe far riflettere a titolo di esempio alcuni aspetti di criticità del territorio come l'urbanizzazione sincopata e caotica, la rarefazione delle specie prative e dei campi estensivi un tempo diffusi nell'alta pianura, l'esiguità dei boschetti planiziali residui, la scomparsa delle torbiere e degli habitat di risorgiva, la dominanza delle specie aliene di pesci nei nostri corsi d'acqua e la rarità dei boschi maturi dei Colli Euganei.
La città di Padova, come le altre città dell'inquinatissima Pianura Padana, non può più  essere considerata entro i confini comunali ai fini della programmazione e dell'uso del territorio perché le grandi arterie viarie, le infrastrutture, le zone produttive e le abitazioni che si sviluppano lungo le vie di traffico, la connettono senza soluzione di continuità ai paesi della provincia ed alle altre metropoli venete che la circondano: Vicenza, Verona , Treviso, Rovigo. Si parla infatti di città diffusa o di dispersione urbana per indicare quel fenomeno che comporta la disordinata crescita dell'area urbana attraverso l'urbanizzazione delle periferie.
In queste nuove entità di espansione in cui teoricamente  si potrebbe seguire uno sviluppo più razionale ed armonico per via dello spazio maggiore a disposizione da "inventare" rispetto a quanto avviene entro una città plasmata dai secoli, si nota tuttavia una mancata volontà di creare nuclei autosufficienti con piazze e luoghi di incontro, piste ciclabili ed aree verdi d'ampio respiro.  Al posto di tutto ciò prevale uno sperpero di territorio ingiustificato che pare nascere dalla fretta del fare. Le propaggini urbane di Padova diventano insiemi senza gloria di case chiassosamente colorate, con pochi servizi sparsi e con giardini asfittici, caratteri che invitano il cittadino a non rinunciare all'auto per i suoi spostamenti.
Il consumo del territorio è però un fenomeno irreversibile
e proprio per questo allarmante che dovrebbe condizionare scelte più responsabili.
Uno studio recente dell'Università di Padova ricorda il valore del paesaggio ed il generale abbassamento della sua percezione da parte dei cittadini che si sentono presi nel vortice di queste incessanti trasformazioni e stentano a trovare dei riferimenti, dei punti fissi che siano parte della memoria storica e creino l'attaccamento ai luoghi. Ed aggiungiamo, se manca l'attaccamento ai luoghi viene meno anche il senso civico e la volontà di impegnarsi per qualcosa che viene vissuto come un semplice servizio e non un bene collettivo.
La  pianificazione urbanistica, non dovrebbe mai prescindere dal considerare il ruolo della biodiversità urbana anche al fine della tutela del benessere del cittadino e dell'estetica dei luoghi e quindi dovrebbe tener conto necessariamente dell'importanza del non costruito, promuovere una rete ecologica che sia l'insieme delle "macchie" naturali, seminaturali e naturaliformi (corsi d'acqua, zone umide, aree verdi, tratti incolti, boschi, golene, siepi e filari, orti e gardini, ecc.) collegate tra loro in modo ecologicamente funzionale.
L'obbiettivo dovrebbe essere quello di creare una ragnatela di positive sinergie necessarie a favorire un riequilibrio ambientale ottimale tra una rete insediativa ed infrastrutturale diretta ad uso antropico e una rete ecologica efficiente adeguata  a reggere anche altre componenti biotiche.
Di questo si parla e si scrive abbondantemente nei progetti ma evidentemente tra il dire ed il fare c'è di mezzo … il cemento!

...e per  i più piccoli vai alla pagina educazione/materiali
: c'è una storiella per loro dal titolo "CITTADINI CON ALI, CODE E BAFFI"


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