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in memoria di GIOVANNI BOLLEA: L'AMORE PER I BAMBINI E PER L'AMBIENTE
IL prof. Bollea nacque nel 1913 a Cigliano Vercellese in Piemonte e si è spento il 6 febbraio 2011, nell'anno dedicato alle foreste.
Grande neuropsichiatra infantile ed attento conoscitore dei bambini, si adoperò perché i problemi psicologici ed affettivi dei bambini venissero curati con un approccio multidisciplinare, con la prevenzione e con il loro inserimento a pieno diritto nella società.
Fu anche un ambientalista convinto: <<Ecco il punto cruciale. L’ecologia deve diventare un modello di vita, abitudine ed azione>>
Fu fautore della legge Rutelli che obbliga i Comuni italiani a piantare un albero per ogni bambino che nasce.
Con la sua associazione ALVI (Alberi per la vita) promosse il verde urbano come elemento indispensabile di educazione, socializzazione e di produzione di ossigeno.
<< dieci alberi per ogni bambino che nasce, come una tassa obbligatoria. Qualche gioellino, qualche confetto in meno per poter regalare al neonato, oltre alla vita, anche il suo bagaglio d'ossigeno>>.
I GIARDINI URBANI
Il verde delle città svolge innumerevoli funzioni troppo spesso sottovalutate nella programmazione territoriale in cui le aree verdi, soprattutto nelle nuove lottizzazioni che avanzano a macchia di leopardo, sono viste come un onere di urbanizzazione, una sorta di contentino per i cittadini più esigenti. Capita così di osservare parchi pubblici dall'aspetto desolato (e desolante) in cui pochi alberi, spesso molto giovani, si trovano a costituire l'unico elemento di naturalità tra case e strade.
La programmazione del verde urbano dovrebbe interessare e coinvolgere competenze diverse quali architetti e geometri, troppo spesso chiamati in causa come unici programmatori, forestali, naturalisti, giardinieri e rappresentanti delle associazioni ambientaliste ed animaliste locali. Tutti questi attori possono assieme realizzare interventi che come risultato portino il miglioramento estetico e ricreativo del luogo, una posizione strategica del parco nel tessuto urbano grazie al collegamento con altre aree verdi della zona e la scelta delle essenze vegetali migliori sia dal punto di vista dell'adattamento al clima ed all'inquinamento, sia dal punto di vista della funzione catalizzatrice nei confronti della fauna selvatica.
La crescita delle città ha portato inesorabilmente alla frammentazione di aree naturali preesistenti, alla loro scomparsa o al loro inglobamento nella città stessa. Funghi, piante ed animali poco mobili perché di piccole dimensioni come diversi invertebrati, anfibi, rettili e piccoli mammiferi, si sono trovati quindi isolati in unità relitte di limitata estensione e fragili sia per la vulnerabilità e scarsità delle risorse trofiche sia perché l'isolamento produce effetti sul microclima delle aree stesse e sul ciclo dell'acqua. Ne consegue che la probabilità di estinzione locale per queste specie più esigenti aumenta enormemente. Unico rimedio quindi per limitare l'isolamento e la progressiva perdita di biodiversità delle aree naturali relitte inglobate nella matrice urbana è quello di potenziare i corridoi ecologici, ovvero quelle strisce di territorio comprendenti sistemi di siepi, fasce arboree ed arbustive che consentono alle specie sensibili di superare la barriera rappresentata dalla matrice artificiale attraverso dei "varchi naturali" che colleghino tra loro le varie zone relitte favorendo l'interscambio di popolazioni ed il foraggiamento. I corridoi verdi in ambito urbano offrono ai cittadini, con il giusto approccio critico che preservi l'effettiva funzionalità di salvaguardia della biodiversità, delle possibilità in più di svago e relax ed agevolano l'utilizzo di una mobilità alternativa, attraverso percorsi pedonali e ciclabili inseriti in contesti piacevoli (greenways).
Le funzioni principali del verde urbano sono quelle di:
filtro degli inquinanti e miglioramento della qualità dell'aria
miglioramento del clima mediante la riduzione della superficie esposta all'insolazione
drenaggio dell'acqua piovana e riduzione dell'impermeabilizzazione operata dall'asfalto
serbatoio di biodiversità per specie che soffrono la semplificazione della campagna
attenuazione dei rumori cittadini
miglioramento dell'estetica dei luoghi e capacità di mitigare le brutture architettoniche ed infrastrutturali
incentivo della socializzazione degli individui specie nei quartieri nuovi senza piazze e luoghi d'incontro per ogni età
opportunità per lo svago, il gioco, il relax e l'attività sportiva
miglioramento dello stato di benessere dell'individuo attraverso la scoperta multisensoriale degli elementi di naturalità presenti
sviluppo sereno del rapporto tra l' uomo ed il cane e tra cane e conspecifici in spazi dedicati
educazione al rispetto ed alla cura dell'ambiente
sviluppo del senso civico e della cura dei beni comuni



LA SITUAZIONE DEL VERDE NEL COMUNE DI PADOVA
I parchi ed i giardini privati sono senza dubbio ambienti ospitali per svariate presenze animali e vegetali a condizione che vengano rispettate almeno alcune condizioni di naturalità quali la permanenza di alberature d'alto fusto e di siepi, possibilmente autoctone, in cui uccelli, insetti, rettili ed in qualche caso anfibi trovino rifugio, sito di riproduzione e fonti alimentari.
Il verde privato della città di Padova si sviluppa all'interno di giardini nascosti tra le mura di palazzi antichi e le strette vie del centro; rappresenta un utilissimo ambiente di relativa tranquillità ed alberature di pregio.
Secondo il IV Rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente su dati Istat (Apat 2007) Padova si pone al penultimo posto nella classifica sulla disponibilità pro capite di Parchi urbani tra le 24 principali città italiane stilate dall'Apat nel 2006, con una media di 0,2 mq/abitante ben al di sotto della media nazionale di circa 8mq/abitante (Il decreto 2 aprile 1968, n. 1444 art.4 prevede che " gli spazi per le attrezzature pubbliche di interesse generale debbono essere previsti in misura non inferiore a 15 mq/abitante per i parchi pubblici urbani e territoriali") (Apat 2007).
Una situazione sconfortante quella del verde pubblico di Padova che pare non destinata a migliorare dati gli attuali indirizzi delle amministrazioni! Utilissimo e chiarificatore è in tal senso il libro di Legambiente dal titolo " IL DANNO Padova: verde, speculazione e cemento nella seconda Repubblica a cura di sandro Ginestri e Lucio Passi", scaricabile alla pagina www.legambientepadova.it/files/Il_Danno_web.pdf.
L'opera ormai datata: 1° Rapporto sullo Stato dell’Ambiente nel Comune di Padova -
<<Il verde pubblico ammonta a 897 ha, pari al 9% del territorio comunale; il verde privato ammonta a 924 ha, pari al 10% del territorio comunale. Verde pubblico e privato insieme raggiungono 1.821 ha pari soltanto al 19% del territorio comunale.
Escludendo inoltre il verde di arredo (73 ha) e quello legato alle attrezzature di interesse pubblico (392 ha), il verde urbano realmente e liberamente fruibile ammonta solamente a 432 ha, pari a circa il 4,5% del territorio comunale con una dotazione complessiva per
abitante pari a 20m² .
Sotto l’aspetto meramente quantitativo la dotazione di “verde attuato” in rapporto alla popolazione esistente risulta di circa 18 m² /ab. La situazione, però, risulta più critica sotto il profilo qualitativo: il verde si presenta troppo frammentario e poco caratterizzato ossia senza riferimenti ad ambiti di intesa, classi di età e a livello di utilizzo.
La fotointerpretazione delle immagini aeree, permette di constatare con facilità come le uniche sottili linee di continuità del verde (potenziali più che realmente fruibili) siano rappresentate dalle fasce delle mura e, nel territorio extraurbano, dalle fasce fluviali.
Il verde legato alla residenza è presente in misura abbastanza rilevante a Padova rispetto ad altre città italiane: circa 833 ha pari all’8,7 del territorio comunale e al 34% del totale degli insediamenti residenziali.
Al verde dei servizi pubblici e a quello degli insediamenti residenziali va naturalmente sommato quello dei giardini privati di particolare valore storico-
città e le cui alberature, essendo le più antiche, appaiono le più preziose anche dal punto di vista ecologico.
Inoltre è importante evidenziare la dimensione delle aree marginali che ancora oggi con l’utilizzazione semiagricola contribuiscono a determinare il potenziale ambientale della città e che rappresentano il segno di una espansione diffusa che ha inglobato rilevanti
estensioni di aree agricole, la cui futura utilizzazione potrebbe in larga misura contribuire a migliorare la fisiologia urbana e garantire la conservazione di alcuni fondamentali cunei di penetrazione verde nella città.
Il sistema del verde territoriale localizzato nelle aree esterne o limitrofe all’urbanizzato, ha mantenuto alcuni caratteri di naturalità grazie ai preponderanti fattori fisici, biologici e geomorfologici.
In questi ambiti, prossimi alla periferia o a contatto con i biotopi naturali, si riscontra una maggiore e diversificata ricchezza ecologica. Le aree verdi di particolare valore ambientale e paesaggistico (soltanto il 37% delle quali si trova nell’area urbana) coincidono con le fasce boscate a ridosso dei corsi d’acqua e rappresentano i principali corridoi biologici indispensabili non solo dal punto di vista ecologico (ossigenazione, metabolizzazione, stabilizzazione ecosistemica) ma anche alla ricomposizione del sistema del verde.
Il duplice fondamentale rapporto del sistema delle acque col paesaggio agrario e con la città storica è stato offuscato e deteriorato spesso irreparabilmente. (...)
In pratica l’identità, la riconoscibilità e la leggibilità del sistema delle acque in quanto struttura fondamentale del paesaggio urbano ed extraurbano sono andate in gran parte perdute. Il danno non è soltanto paesaggistico ma anche ecologico in quanto i corsi
d’acqua svolgono anche una funzione di riequilibrio climatico, configurandosi come corridoi che incanalano le correnti d’aria e ne permettono il ricambio in ambito urbano.
Per ulteriori approfondimenti si può leggere il Dossier di Legambiente dal titolo: "PADOVA, IL VERDE NEGATO"
IMPERMEABILIZZAZIONE DEL SUOLO
sempre il 1° Rapporto sullo Stato dell’Ambiente nel Comune di Padova -
<<Livelli di impermeabilizzazione del suolo a Padova
Complessivamente quindi le aree con rapporti di impermeabilizzazione superiore al 50% (alta ed altissima) rappresentano il 78% del totale dell'area urbana
impermeabilizzazione) rappresentano soltanto il 22% del totale dell'area urbana (956ha).>>
Nel rapporto 'Ambiente Italia 2011' di Legambiente si riferisce che il record nostrano di impermeabilizzazione del suolo lo detiene Napoli con il 62,3% del territorio che ha difficolta' ad assorbire l'acqua. A seguire Milano con il 61,6%, Torino con il 54,7%, Monza con il 48,2%, Brescia con il 44,1%, e a chiudere Padova con il 41,5%. PADOVA è quindi al sesto posto della classifica italiana sull'impermeabilizzazione del suolo!
COSA DICE IL SETTORE VERDE DI PADOVA?
Ultimamente, soprattutto a seguito delle lamentele di molti cittadini circa il taglio di moltissime alberature dei viali urbani, il Comune di Padova difende il suo operato a mezzo stampa con osservazioni in parte condivisibili in parte discutibili, dati alla mano.
Nel numero 4 settembre 2011 del giornalino del quartiere 4, il dott. Barbariol, Capo Settore Verde, scrive un articolo dal titolo piuttosto ambizioso "LA FORESTA URBANA cresce intorno a noi". Ne riportiamo l'incipit:
<<Il verde della nostra città sta crescendo in quantità e qualità come evidenziano le statistiche. Se nel 1983 la superficie di verde pubblico per abitante contava 3,95mq, oggi possiamo disporre di una quantità di verde di quasi 4 volte superiore (17 mq/abitante)>>
Questo dato però, di 17mq/abitante non specifica a quale verde si riferisce: alla somma del verde pubblico e quello privato o al verde pubblico in senso lato, comprendente il verde d'arredo, quello sportivo e quello cimiteriale? noi crediamo il secondo caso e quindi siamo in disaccordo con la sua validità perché il verde comunale come quello degli impianti sportivi e dei cimiteri non va inserito nel computo del verde pubblico vero. Questo quindi, così come viene dato, è un dato "viziato".
Se è vero infatti che nuovi alberi sono stati piantati, molti ne sono stati abbattuti e se è vero che complessivamente aumenta in piccola parte la quantità di verde pubblico procapite, è un dato di fatto che vengano contemporaneamente perse le aree marginali, le aree periurbane a verde e quelle agricole in nome dell'inarrestabile sviluppo della città.
COME DOVREBBE ESSERE IL GIARDINO URBANO IDEALE?
il più ampio possibile e collegato tramite piste ciclabili ad altre aree verdi urbane
possedere alberi maturi e soprattutto autoctoni che ospitino ed alimentino insetti ed uccelli
mantenere alberi cavitati almeno in luoghi interdetti al passaggio (cosa che si può ottenere per esempio mediante l'uso di siepi e muretti a secco che attraggono a loro volta animali)
avere siepi di piante autoctone, mellifere, produttrici di bacche resistenti alla siccità come biancospino, corniolo, sanguinello, ligustrello ecc.
ospitare un "giardino delle farfalle", ovvero piccole superfici sottratte al calpestio mediante recinzione e cartellonistica informativa e tenute a prato in cui effettuare lo sfalcio solo due volte all'anno e piantare sementi di specie prative autoctone ( fiordaliso, camomilla, papaveri, ranuncoli, silene, seneci ecc.)
avere delle aree gioco per bambini con copertura arborea e cartelloni educativi e giocosi sulla natura del parco
avere delle zone per la lettura e lo sport
avere delle aree di sgambamento per i cani
incentivare l'educazione all'ambiente tramite la cartellonistica e l'uso delle cassette-
E SE IL GIARDINO E' PICCOLO?
Non bisogna rinunciare alla naturalità ma adeguarla allo spazio!
Si possono realizzare per esempio dei percorsi sinuosi tra muretti a secco che racchiudono piccole siepi, pruni ed altre specie di alberi da frutta a crescita limitata (melo da fiore, corniolo, lazzeruolo, biancospino ecc.).
Si può creare l'angolo delle aromatiche o inserire le piante aromatiche, le sassifraghe e le piante da giardino roccioso tra i muretti a secco.
Bisogna far lavorare naturalisti e botanici assieme agli architetti: ad ognuno la sua competenza!
Il Parco degli Alpini di Padova: un esempio positivo...finora!
Il Parco degli Alpini della zona Montà di Padova nacque da una discarica di inerti e rappresenta al momento uno dei migliori parchi della città di Padova. Esteticamente é molto gradevole per via dei piccoli rilievi che spezzano la monotonia e creano degli scenari diversi di volta in volta a seconda dell'angolazione e del punto raggiunto sopra o a livello del piano campagna.
La scelta delle essenze arboree è stata adeguata comprendendo, assieme ad alcune specie esotiche, anche Olmo campestre, Nocciolo, Carpino bianco, Pioppo nero, Orniello, melo, ciliegio, pruno. Sono presenti aree a boschetto più fitto nelle quali é possibile sentire nella bella stagione persino l'Usignolo in canto, assieme a Luì piccolo, Fringuello, Merlo, Capinera, Verdone e Verzellino.
Il prato é curato in alcune zone ed in altre rimane un po' più alto conservando quindi fioriture di pregio ed una certa ricchezza di insetti.
Le aperture serali, i concerti estivi impensieriscono i residenti della zona che paventano la comparsa di frequentatori poco desiderabili come é già capitato quando i barbecues erano presenti.
Una volta tanto ci auguriamo che questo parco venga lasciato così com'è senza "valorizzarlo" con altri edifici, campi sportivi o manufatti!
A sinistra ecco il classico esempio di verde urbano di scarso valore estetico e di nessun valore in termini di funzioni svolte.
E' vero che gli alberi piantati, se sopravviveranno, cresceranno, ma quanto tempo servirà per avere un po' di ombra ed un aspetto più verde?
Capita di trovare qua e là filari di alberi nuovi piantati in tarda primavera, che muoiono miseramente dopo i primi caldi estivi con dispendio inutile di risorse comunali. Laddove non é possibile provvedere all'innaffio nella delicata fase dell'attecchimento, conviene effettuare la messa a dimora delle piante in tardo autunno o concentrarle assieme in modo che si ombreggino tra loro e crescano più in fretta, provvedendo all'eventuale diradamento in una fase successiva.
Anche tratti a siepi intercalari di Prugnolo, Biancospino, Corniolo, Ligustro e Viburno danno movimento e vitalità a zone quali argini, bordi delle piste ciclabili, infrastrutture viarie abbellendo coi colori dei fiori e dei frutti e con l'alternanza tra specie a foglia caduca e a foglia persistente zone altrimenti insignificanti. La loro valenza in termini di salvaguardia della biodiversità é garantita perché gli uccelli e gli insetti li riconoscono e li sanno usare molto meglio di specie esotiche.