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IL CASO DEI CEMENTIFICI
Cementificio di Monselice, come andrà a finire?
aggiornamento gennaio 2012
Il 17 gennaio 2012 si è svolta a Roma l'udienza del Consiglio di Stato al quale hanno ricorso i legali di Italcementi, Parco Colli, Provincia di Padova, Comune di Monselice, Confindustria Padova e Confindustria Veneto, per contrastare la sentenza del Tar Veneto, che il 6 maggio 2011 ha bocciato il progetto di Revamping presentato dai cementieri. Ricordiamo che nella sentenza del Tar, oltre a riconoscere la legittimità dei comitati "E Noi?" e "Lasciateci respirare", si affermava che l'intervento proposto viola l'articolo 19 del Piano ambientale del Parco, poiché non si tratterebbe di un semplice adeguamento tecnologico ma di una nuova cementeria destinata a durare 28 anni. Il deposito della sentenza è atteso tra i 30-
Nel frattempo, il 24 gennaio c'è stata la convocazione dell'Ente Parco Colli di tutte le parti coinvolte, per parlare del futuro delle cementerie ed avviare il processo che dovrebbe portare a un “Accordo di Programma” previsto dal Piano Ambientale, per la riconversione o la rilocalizzazione dei cementifici. In realtà si è trattato di un incontro interlocutorio, dove erano presenti i rappresentanti del Parco Colli, di Confindustria, della Regione Veneto, dei Sindacati e dei Comitati, i legali dei cementifici e i Sindaci di Este e Baone. Assenti con motivazioni diverse il Ministero dell'Ambiente, i Sindaci di Monselice e Arquà Petrarca. I lavori dovrebbero ora proseguire con un tavolo istituzionale coordinato dalla Regione Veneto ed un momento di confronto parallelo coordinato dal Parco, con tutti i portatori d'interesse e le varie associazioni di categoria.
Restiamo convinti che, indipendentemente dal responso del Consiglio di Stato, abbiamo tutti l'obbligo di individuare quali possano essere le scelte migliori per il futuro dei nostri figli e di questo territorio.
Partiamo dal dato che vede a Monselice l'impiego di 7.712 addetti nei vari comparti. Gli addetti nelle cementerie rappresentano meno del 3% e a regime dopo il Revamping, potrebbero ulteriormente diminuire. Fermo restando che ogni posto di lavoro è importante, abbiamo però un riferimento realistico dell'entità numerica su cui ci siamo profondamente divisi e su cui si gioca il futuro di questo territorio.
Nei dati forniti dall'Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento di Confindustria), si evince che la produzione di cemento in Italia si è ridotta circa del 30%, passando dai 48 milioni di tonnellate del 2006 ai 34 milioni di tonnellate nel 2010. Un calo riconfermato nelle relazioni trimestrali del 2011. Anche se dovesse esserci una ripresa, tutti sappiamo che non è più raggiungibile e nemmeno auspicabile, una produzione e un utilizzo così intensivo dei livelli pre-
Nell'analizzare questi dati, l'associazione dei cementieri ha indicato nell'uso dei rifiuti come combustibile, la ricetta per uscire dalla crisi. Si tratterebbe di una scelta capace di travolgere il nostro territorio, dove sono presenti tre cementerie, che è bene ricordarlo, pur utilizzando rifiuti, godono di limiti di emissione anche di 10 volte superiori a quelli degli inceneritori.
Per questo motivo abbiamo responsabilmente accettato di dare il nostro contributo al “Tavolo dei cementifici”, al fine di delineare i percorsi per uscire dalla crisi in modo responsabile e coerente con la nuova vocazione del territorio. Da parte nostra abbiamo già tentato di abbozzare proposte alternative, ma la praticabilità anche di buone idee, presuppone un impegno trasversale, politico e sociale. Se dovesse affermarsi la volontà di discutere in questa direzione, il territorio e la componente politica che lo amministra potrebbero con forza avanzare progetti sostenibili dalla Comunità Europea, tra i quali quello di "Orizzonte 2020", che prevede programmi di finanziamento già a partire dal 2014.
Francesco Miazzi -
Comunicato stampa 19 dicembre 2011
Cementifici, l'Ue abbassi i limiti di emissioni
Ad Este e Monselice (PD) ci sono tre cementifici in un raggio di 5 km. Zanoni (IdV) chiede alla Commissione europea di rivedere i limiti di emissioni (addirittura più alti degli inceneritori). “Considerare anche l'effetto cumulativo degli inquinanti e la vicinanza a centri abitati”
“L'Ue deve abbassare i limiti di emissioni dei cementifici che immettono in atmosfera quantità enormi di inquinanti e per i quali oggi esistono limiti addirittura più permissivi che per gli inceneritori”. Lo chiede Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, con un'interrogazione parlamentare alla Commissione europea. “Nei Comuni di Este e Monselice, in provincia di Padova, c'è una situazione paradossale: in un raggio di 5 km e all’interno del Parco Regionale dei Colli sono in funzione ben tre cementifici”.
Zanoni chiede alla Commissione di rivedere i limiti previsti dalla direttiva IPPC (2008/1/CE) nell'ordine di polveri totali 30 mg/Nm3, biossido di zolfo 600 mg/Nm3 e ossido di azoto 1.800 mg /Nm3. Si tratta di limiti ben più alti rispetto ai già nocivi ed altamente inquinanti inceneritori. “In queste strutture spesso viene bruciato di tutto – spiega Zanoni – senza considerare il fatto che il Parco rientra nei siti di interesse comunitario previsti dalla rete ecologica delle zone protette di Natura 2000, nonostante il suo Piano ambientale definisce i cementifici incompatibili con le finalità del Parco, sollecitandone la riconversione o la delocalizzazione”.
“Purtroppo la Provincia di Padova ha espresso parere favorevole sul rinnovamento dello stabilimento di Italcementi di Monselice – prosegue l'Eurodeputato – decisione che ne prolungherebbe l’attività per altri 30 anni”. Il Tar del Veneto ne ha riconosciuto il contrasto con il Piano Ambientale e adesso siamo in attesa del Consiglio di Stato che si pronuncerà il 17 gennaio. “Sta di fatto che a causa dell’elevato inquinamento, il "Piano di Tutela e risanamento dell'Atmosfera" ha collocato i comuni di Este e Monselice in "zona A", ovvero area da risanare”, continua Zanoni.
Secondo il leader ambientalista, all'origine di tutto c'è “la macroscopica ed incomprensibile diversità dei limiti di emissione tra cementifici e altre strutture altamente nocive come gli inceneritori per gli stessi inquinanti pericolosi per la salute”. Per questo Zanoni chiede alla Commissione di abbassare i limiti di emissione dei cementifici tenendo anche in considerazione la loro vicinanza (quindi l'effetto cumulativo degli inquinanti emessi), la distanza dalle zone abitate e la loro collocazione all’interno di territori protetti.
“L'Ue deve prendere le misure necessarie per salvaguardare la salute dei cittadini, ad Este e Monselice come in tutta Europa”, conclude Zanoni.
Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni
IL CEMENTIFICIO DI MONSELICE E LA TORRE CHE MANGIA RIFIUTI
fine 2010
Mentre a Camin, a pochi chilometri dal centro di Padova, si sta per costruire la terza linea dell'inceneritore che porterà la capacità di incenerimento dalle attuale 220 tonnellate/giorno a 520 tonnellate/giorno, a Monselice pare ormai deciso irrimediabilmente che il potenziamento del cementificio di Italcementi si farà e che anche i rifiuti saranno usati come materiale per una combustione molto più conveniente rispetto a quella a carbone e ad altre sostanze.
Nonostante l'iniziale no del Parco Colli, a fine novembre il Consiglio comunale di Monselice ed il Parco Colli hanno approvato il revamping del cementificio di Italcementi che porterà un ammodernamento dell'impianto, la costruzione di una torre alta 89 metri (inizialmente ne erano previsti 110), una convenzione per 28 anni (2 annetti dei 30 previsti sono stati levati per richiesta della Sovrintendenza ) al termine della quale ( ma non ci crediamo troppo) il sito produttivo dovrebbe essere demolito.
Certo verranno piantate 300 piante per ettaro per "ingentilire" lo stabilimento ed il Parco Colli riceverà un contributo stimato di 1 milione di euro (cfr.il Mattino di Padova del 30/11/2010), il lavoro di un centinaio di operai verrà protetto anche per il parere favorevole dei sindacati ( e tra 30 anni, non saremo daccapo?), MA chi tutelerà più la salute di migliaia di cittadini e l'immagine del Parco? Ed il Piano Ambientale, che fine ha fatto?
Una voce fuori dal coro è quella del Sindaco di Baone, Francesco Corso, che in un'intervista a il Mattino del 3 dicembre 2010 dice: << Se l'ammortamento dell'investimento, a detta del direttore tecnico di Italcementi, viene effettuato nel giro di 7-
<<Una resa così totale e incondizionata era difficilmente immaginabile anche da parte di chi sulla sensibilità ambientale di questi amministratori del Parco nutriva già seri dubbi. Una resa che alimenta ulteriormente questa sfiducia, ma che purtroppo trascina con sé anche l' istituzione che essi rappresentano ...>> E' quanto sostengono i consiglieri del Parco Colli Antonella Buson, Gianni Sandon, Giancarlo Piva, Duilio Bolognini, Federica Grava. Clicca qui per il seguito

REVAMPIMG: IL TAR BOCCIA IL PROGETTO PERCHE' INAMISSIBILE ENTRO UN PARCO REGIONALE!!!
COMUNICATO STAMPA Monselice 09.05.2011
La sentenza del Tar del Veneto emessa il 9 maggio 2011 annulla la delibera di approvazione della VIA e condanna il Parco Colli Euganei al pagamento delle spese legali riconoscendo la piena incompatibilità del Progetto con la Legge del Parco .
Afferma il ruolo e la rappresentatività dei Comitati Cittadini accogliendo le obiezioni sollevate sin dall'inizio sulla legittimità del progetto dai Comitati stessi e da alcuni Sindaci , in particolare quelli dei comuni di Este e di Baone.
Questa sentenza, pertanto richiama gli Amministratori di Parco, Comune di Monselice e Provincia di Padova alle proprie responsabilità: con ogni mezzo consentito dalla legge, infatti, i cittadini hanno cercato di evidenziare quanto il Tribunale oggi ha sentenziato.
Indipendentemente dagli ulteriori possibili sviluppi giudiziari, riteniamo ora quanto mai necessario che sia finalmente inaugurata la fase della concertazione tra tutte le parti interessate (Comuni, Parco, Azienda, Sindacati, Provincia, Regione, Comitati, ecc.) che porti nella direzione stabilita dal Piano Ambientale del Parco Colli.
Oggi questa sentenza segna l'inizio di una pagina storica per la città di Monselice e per tutto il territorio del Parco.
I Comitati "Lasciateci Respirare" e "E Noi?"
Da IL MATTINO DI PADOVA MARTEDÌ, 10 MAGGIO 2011 : "L'autorizzazione impugnata -
I PUNTI DEL PIANO AMBIENTALE DEL PARCO CHE HANNO CONVINTO IL TAR A BOCCIARE IL REVAMPING SONO:
<<Gli articoli 19 e 36 del Piano Ambientale stabiliscono che
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a) le modalità e i tempi di prosecuzione dell'attività, con particolare riguardo per il traffico indotto;
b) le modalità e i tempi delle eventuali dismissioni, nonché delle condizioni di riuso dei sedimi e dei fabbricati, da verificare nell'ambito degli strumenti urbanistici locali, secondo le indicazioni del Piano Ambientale;
c) i programmi di investimento, di riassorbimento occupazionale e di eventuale rilocalizzazione in aree esterne (art. 19 terzo comma secondo periodo).>>
IL NUOVO CENTRO COMMERCIALE A DUE CARRARE
22 mila mq di fabbricato ad uso commerciale che potrà raggiungere i 12 metri di altezza a poca distanza dal casello Terme Euganee ed a soli 600m dalla trafficatissima SS16.
Nelle vicinanze ci sono già 3 centri commerciali Ipercity, Aliper, Airone, che coprono abbondantemente il bacino di utenza della zona e distano dall'area del nuovo centro di Due Carrare soli 10Km circa!.
L'area prescelta dovrà per forza, data la già difficile circolazione, prevedere sottopassi, bretelle e rotonde che amplieranno la superficie cementificata imbruttendola ancora di più.
A pochissima distanza dal luogo del misfatto, sull'altro lato del Canale Battaglia, ci sono due emergenze architettoniche e paesaggistiche : il Catajo con alle spalle il bellissimo complesso collinare del Ferro di Cavallo ( Monte Ceva, Monte Croce e Monte Spinefrasse) e Villa Selvatico con le Valli Selvatiche.
<< Ma come è stata possibile questa scelta, chi ne ha la responsabilità? Quasi impossibile rispondere a queste legittime domande, tanto, come al solito si è via via ingarbugliata tutta la vicenda. "Ormai non ci si può più tirare indietro": è questa, da tempo, la giustificazione di chi ha spianato la strada all'intervento.>>E' quanto sostiene Gianni Sandon del Comitato Difesa dei Colli e Consigliere del Parco, clicca qui per saperne di più

Riceviamo e pubblichiamo
LO SCANDALO DI UNA ULSS CHE NON TUTELA I SUOI CITTADINI, CHE NON TRASMETTE I DATI DELLA MORTALITA' PER TUMORE DI QUESTO TERRITORIO...
Da una indagine epidemiologica sulla mortalità, effettuata negli anni 1995 -