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IL FIUME E' UN MOSAICO DI VALENZE E SPECIFICITA'
Parlare di fiumi è sempre andare a cercarsi guai perché ognuno ha una sua visione particolare di fiume: c'è chi lo vorrebbe con gli argini in terra come il Genio Civile di Padova, chi lo vorrebbe invece ricco di vegetazione come gli ambientalisti, chi a fruizione libera senza alcuna imposizione né regolamentazione, chi naturalizzato, senza gente che disturbi, ma cacciabile ovunque, chi senza alberi che attirino i cormorani che mangiano il pesce...
Che ci piaccia o meno però, tutti i nostri ideali si scontrano con la realtà di nostri fiumi veneti, fatta di uno stato di forte sofferenza, dal momento che, per cause umane o in parte naturali, essi sono sempre più soggetti a:
forti variazioni di portata, che spaziano dalle piene ai momenti in cui non è garantito nemmeno il deflusso minimo vitale, dovute agli escavamenti ed alle modifiche degli alvei, alla rettificazione, alle dighe idroelettriche, alle captazioni per uso irriguo, alla mancanza di zone in cui sfogare le piene, ai cambiamenti climatici ecc.
impoverimento della componente biotica associata ( ad ogni livello, vedi il declino o la scomparsa di molte specie autoctone di piante, di pesci, popolazioni d'insetti acquatici e di riva, uccelli, mammiferi, rettili ecc)
carico di pesca e di caccia eccessivo
prelievi idrici poco compatibili (poco si sta facendo ancora per la ricarica delle falde nel periodo autunno-
introduzione di specie alloctone invasive ( es.robinia, acero negundo, gambero della Louisiana, siluro, carpe, persici esotici, nutrie ecc)
inquinamento da scarichi civili, industriali, fertilizzanti e trattamenti agricoli ecc.
pulitura e risagomatura delle sponde che danneggiano la componente biotica e riducono l'azione di filtro degli inquinanti
briglie e sbarramenti trasversali che impediscono ai pesci di raggiungere le aree di frega ed al carico di sedimenti di scendere lungo il corso fluviale
fruizione dannosa come quella fatta in periodo riproduttivo della fauna con mezzi motorizzati, barbecues, simulazioni di guerra ecc.
Tutti questi fattori giocano contro i nostri fiumi, anche se molti di noi non sembrano accorgersene e percepiscono i piani di tutela delle zone SIC e ZPS, i monitoraggi, le spese per sostenere specie in rarefazione attraverso la salvaguardia del loro habitat, le tecniche d'ingegneria naturalistica come un'inutile perdita di tempo e denaro pubblico.
Più facile è quindi, di fronte alla mancata conoscenza dell'argomento, lasciarsi condizionare da giudizi di parte categorici spesso risvegliati, dopo lungo torpore, dall'agitazione che deriva dall'emergenza, dal dato evento drammatico.
Ad ogni piena quindi ci sono quelli che invocano la pulizia radicale del fiume, quelli che demonizzano nutrie e volpi, quelli che attribuiscono le colpe all'urbanizzazione insostenibile, come se con un colpo di spazzola potessimo disfarcene.
Forse bisognerebbe tornare a considerare il fiume come un mosaico di situazioni e caratteristiche diverse e ponderare gli interventi sia attraverso una visione "area complessiva" dalla sorgente alla foce, sia attraverso un'accurata analisi delle sue specificità.
Non sempre e non dappertutto si possono fare le stesse cose; si può fare, per esempio, tabula rasa degli alberi laddove le pendenze e la vicinanza ai ponti lo rendono necessario, senza rinunciare agli arbusti di salice, ai canneti, alla vegetazione spontanea che la natura ha selezionato per resistere all'acqua e che si dimostra importantissima per ridurre i fenomeni franosi degli stessi argini e per ridurre il carico inquinante che giunge ai fiumi. Queste cose le capiscono purtroppo naturalisti, forestali, ingegneri idraulici, specie se abituati ai confronti con esperienze estere, raramente però chi è addetto alla gestione idraulica, che forte del fatto di avere "il coltello dalla parte del manico" si miopizza di fronte alle sue certezze.
Il fiume non è invece nulla di certo, è una creatura viva e vitale, in continuo cambiamento, che invecchia e ringiovanisce senza sosta anche se inscatolato nello spazio limitato che noi abbiamo scelto per lui.
Esso rappresenta, nel mezzo della pianura cementificata che attraversa, un prezioso, insostituibile ambiente di elevata valenza ambientale per specie animali e vegetali che attorno ad esso gravitano. Ogni intervento che lo riguarda pertanto va calibrato al meglio al fine di salvaguardare e potenziare tali valenze naturalistiche.
LA VEGETAZIONE RIPARIA E' UN VALORE RICONOSCIUTO DAL PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE
Delib. G.R. 29 dicembre 2004, n. 4453.
Piano di Tutela delle Acque. (D.Lgs. n. 152/1999.) Misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici significativi.
Norme Tecniche di Attuazione
I -
Articolo 1
Finalità.
2. Con il Piano di Tutela delle Acque, di seguito denominato Piano, la Regione Veneto individua gli strumenti per la protezione e la conservazione della risorsa idrica, in applicazione del decreto legislativo n. 152/1999 e in conformità agli obiettivi e alle priorità d'intervento formulati dalle Autorità di Bacino.
3. Il Piano definisce gli interventi di protezione e risanamento dei corpi idrici
Articolo 16
Tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici
2. La fascia di tutela è finalizzata a:
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3. Nelle fasce di tutela dei corsi d'acqua non arginati,
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Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Veneto riconosce quindi l'importanza della NATURALE AUTODEPURAZIONE dei corsi d'acqua, che si ottiene grazie anche alla funzione di assorbimento degli inquinanti ed all'azione di FILTRO operata dalla VEGETAZIONE di pertinenza fluviale. Sempre alla vegetazione fluviale il Piano attribuisce il merito del CONSOLIDAMENTO DEI TERRENI.
Per i tagli alla vegetazione riparia inoltre si considera non solo la compatibilità con la riduzione o eliminazione del rischio idraulico e la tutela dell'incolumità pubblica (es. per caduta di un albero instabile), ma anche con la TUTELA DEI CARATTERI NATURALI ED AMBIENTALI DEL CORSO D'ACQUA!
Quando in un intervista alla TG3 Rai, dopo l'alluvione dei primi di novembre 2010, il Genio Civile di Padova indicava come modello un tratto di argine completamente nudo dimostrava probabilmente di non condividere quanto riconosciuto, non solo da ambientalisti, ingegneri ambientali e naturalisti, ma persino dallo stesso Piano di Tutela delle Acque al quale le amministrazioni e gli enti preposti devono conformarsi!
<<I tagli della vegetazione possono alterare una componente di estrema importanza per la funzionalità fluviale. Ne conseguono minori apporti trofici, riscaldamento delle acque, riduzione dell’effetto filtro per solidi sospesi, inquinanti e nutrienti, riduzione dei rifugi dai predatori (per i pesci), maggior erodibilità delle sponde, riduzione degli habitat acquatici e terrestri.>> I F F 2007 INDICE DI FUNZIONALITÀ FLUVIALE
LA DIRETTIVA QUADRO SULLE ACQUE 2000/60/CE
obiettivo: un buono stato delle acque superficiali
entro il 2015
La direttiva quadro sulle acque ha tra i suoi obiettivi:
l'obbligo per Stati membri della protezione, miglioramento e ripristino di tutti i corpi idrici superficiali al fine di raggiungere un buono stato delle acque superficiali entro 15 anni dall'entrata in vigore della direttiva;
la riduzione progressiva dell'inquinamento causato dalla sostanze pericolose prioritarie e l'arresto o eliminazione graduale delle emissioni, degli scarichi e delle perdite di sostanse pericolose prioritarie;
l'obbligo per gli Stato membri di migliorare e ripristinare i corpi idrici sotterranei e assicurarne un equilibrio tra l'estrazione e il ravvenamento delle acque sotterranee al fine di conseguire un buono stato delle acque sotterranee entro 15 anni dall'entrata in vigore della direttiva;
l'obbligo per gli Stati membri di conformare le aree protette a tutti gli standard e agli obiettivi della direttiva entro 15 anni dall'entrata in vigore della stessa.
Gli Stati sono obbligati a programmi di monitoraggio dello stato delle acque superficiali, dello stato delle acque sotterranee e delle aree protette entro sei anni dall'entrata in vigore della direttiva.
Per ciascun distretto idrografico interamente compreso nel suo territorio, ogni Stato membro provvede a far predisporre un piano di gestione del bacino idrografico promuovendo la partecipazione attiva di tutte le parti interessate durante l'elaborazione, il riesame e l'aggiornamento del piano.
L'analisi economica obbligatoria ha come finalità il principio del recupero dei costi dei servizi idrici. Il testo riporta: "un adeguato contributo al recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego dell'acqua, suddivisi almeno in industria, famiglie e agricoltura, sulla base dell'analisi economica effettuata secondo l'allegato III e tenendo conto del principio «chi inquina paga»."

La presuntuosa e generalizzata prassi di incanalare i fiumi in alvei sempre più stretti, limitando o annullando le aree ad esondazione naturale ed eliminando gli ambienti ripariali per far spazio all'antropizzazione, è un errore grave a cui è difficile e nel contempo perentorio porre rimedio.