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LE RISORGIVE TRA PADOVA E TREVISO
La fascia delle risorgive, altrimenti detta linea delle risorgive, è una superficie disposta con continuità lungo tutta la Pianura Padana tra l'Alta e la Bassa Pianura.
Qui l'acqua di falda fuoriusciva, e fuoriesce in parte tuttora, spontaneamente dal sottosuolo in corrispondenza di variazioni di granulometria nei depositi sedimentari, da permeabili quali ghiaie e ciottoli ad impermeabili come le argille, formando paludi e <<laberinti di ruscelli e luccicanti laghetti>> (Italo Nievo).

I FIUMI ALPINI ACCUMULANO DETRITI IN PIANURA
Per capire il fenomeno delle risorgive occorre ricordare alcuni aspetti geologici e morfologici del territorio compreso tra l'Alta e la Bassa Pianura. Nell'Alta Pianura, collocata ai piedi della catena alpina, i sedimenti prevalenti nel sottosuolo ed in superficie sono ghiaie e ciottoli che provengono dallo smantellamento delle montagne operato dai fiumi alpini, fenomeno che avviene tuttora ma con quantitativi minori rispetto a quelli derivanti dallo scioglimento dei ghiacciai al termine delle glaciazioni del Pleistocene, circa 11.000 anni fa. Quando i fiumi alpini raggiungono la pianura il loro alveo aumenta improvvisamente e la pendenza diminuisce, quindi la velocità dell'acqua e la forza ad essa connessa si riducono al punto che di solito ( piene eccezionali escluse) essi abbandonano qui il loro carico pesante rappresentato da ciottoli e ghiaie in corrispondenza di conoidi alluvionali o conoidi di deiezione inclinati ed aperti a ventaglio nella pianura.
I conoidi del trevisano sono tre: il conoide del Brenta, che ha il suo apice presso Bassano; il conoide più antico del Piave, che ha il suo apice presso Crocetta del Montello e risale al momento in cui il fiume scorreva a ovest del Montello; il secondo conoide del Piave, che ha invece l'apice presso Nervesa ed è derivato dallo spostamento successivo del fiume ad est del Montello. Le risorgive del Sile originano nel punto in cui si sovrappongono i conoidi del Brenta e quello del Piave di Montebelluna.
I DIVERSI SEDIMENTI CONDIZIONANO L'ACQUA DI FALDA
Quando i fiumi alpini si spostano verso l'interno della pianura i sedimenti dominanti diventano prima quelli sabbiosi e poi quelli limosi ed argillosi che, proprio perché più leggeri, il fiume riesce a trasportare più lontano. Gli eventi di piena ed il divagare del corso dei fiumi del passato (quando non erano costretti entro argini rigidi) hanno però più volte variato la granulometria dei sedimenti trasportati con il risultato che la pianura, in sezione verticale, è un continuo alternarsi di livelli grossolani a ghiaie e sabbie, dominanti nell'Alta Pianura, e di livelli fini limosi-
Entro i vuoti presenti tra i ciottoli e la ghiaia circola l'acqua di falda, che non riesce invece a scorrere tra gli infinitesimi spazi compresi tra i granelli delle argille, appunto impermeabili. L'alternanza di strati nel sottosuolo fa sì che si sovrappongano più falde: la più superficiale è la freatica, mentre quelle più profonde possono essere "in pressione" o "artesiane" se confinate entro strati impermeabili, sature d'acqua e con una pressione superiore a quella atmosferica.
Lungo la linea o fascia delle risorgive l'alternarsi si sedimenti a granulometria differente fa sì che l'acqua, ostacolata dalle argille, risalga in superficie in corrispondenza di polle. L'area delle risorgive, in altre parole, rappresenta il passaggio dall'area di falda freatica (Alta Pianura) a quella di falda in pressione (Bassa Pianura) in quella che viene designata spesso come Media Pianura.
IL SILE DEVE LA SUA RICCHEZZA AI FIUMI MONTANI
Le acque sotterranee che alimentano la falda, e quindi anche le risorgive, nell'alta pianura provengono dalle acque di precipitazione, dalle acque che scendono in profondità attraverso fratture dalle zone alpine ed in buona parte dalla dispersione d'alveo dei fiumi montani in corrispondenza proprio delle zone di risorgiva.
Il Sile, il più importante fiume di risorgiva del Veneto, nasce tra la località di Torreselle di Piombino Dese, in provincia di Padova, e Casacorba di Vedelago in provincia di Treviso. La sorgente più conosciuta, da cui tradizionalmente si fa cominciare il fiume, é denominata Fontanasso della Coa Longa ed é sita a Torreselle.
Il Sile è tributario soprattutto del Piave per l'apporto d'acqua di falda che lo alimenta e può essere definito "fiume intrabacinale" per i sedimentari di ciottoli e ghiaie del Brenta e del Piave sui quali esso scorre. Questi materiali sono stati estratti in passato in diverse cave lungo il fiume provocandone dissesti notevoli ai quali si è cercato di rimediare con risultati variabili.
LE SORGENTI DEL SILE: TRA PARCO E PROPRIETA' PRIVATE UN EQUILIBRIO IMPERFETTO
Le sorgenti del Sile rappresentano l'ambiente di risorgiva più esteso e meglio conservato del Veneto; tuttavia molte sono le problematiche che riguardano la sua gestione perché, pur ricadenti nel Parco del Sile, sono in buona parte inserite in proprietà private ed insediate da coltivazioni di mais e da una rete di drenaggio forse troppo veloce ed efficiente che abbassa la falda e limita la permanenza dell'acqua. Ne é prova il fatto che tutte le zone torbose, tranne quella più nota, si stanno ricoprendo di arbusti ed alberi che invadono le superfici togliendo spazio alle fioriture di prato umido, scrigni di biodiversità. A nostro giudizio le superfici aperte andrebbero mantenute e non sostituite ovunque dal bosco, cosa che sta invece avvenendo (vedi prime foto più sotto).
Lamentiamo inoltre il fatto, da noi verificato e notificato al Parco, che la torbiera ed il molinieto, ambienti particolarmente delicati, diventano durante le festività pasquali e del 1° maggio meta di un assalto di gitanti scomposti che calpestano le superfici, aumentandone il compattamento, raccolgono fiori di pregio (abbiamo trovato nel 2009 Orchis laxiflora mozzate!) e spandono sporcizie ovunque. Abbiamo infine l'impressione, elemento che andrebbe verificato da esperti, che anche la torbiera storica stia perdendo in parte la sua connotazione e che il guinco nero, elemento edificatore e caratteristico delle torbiere basse, sia sempre più ridotto rispetto alle poacee. E' vero che l'evoluzione della torbiera verso il prato umido ed infine il bosco é un fenomeno naturale, MA dal momento che si tratta dell'ultimo ambiente simile rimasto varrebbe la pena di fare il possibile per conservarlo tale!
LE RISORGIVE DEL PADOVANO SONO FRAGILI E QUASI SCOMPARSE
Le falde acquifere del Padovano sono alimentate dalla dispersione dei fiumi Astico, Leogra, Brenta e Piave.
Le ultime risorgive presenti in provincia di Padova non hanno quasi mai la conformazione tipica con una "testa" definita di discrete dimensioni, una portata sufficiente e sponde dolcemente digradanti capaci di ospitare la tipica vegetazione. Soprattutto in sinistra Brenta, sistemazioni idrauliche ed agrarie radicali hanno originato una serie di canalizzazioni poste in depressioni del terreno e formanti un reticolo drenante le quali danno vita a fiumi come il Tergola, la Vandura e l'Orcone.
Le ultime bassure di risorgiva del Padovano si concentrano nei comuni di San Pietro in Gù, Grantorto, San Giorgio in Bosco (area Bolzonella) e Piombino Dese. Oltre alle risorgive di Torreselle di Piombino Dese, che alimentano in parte il Sile, ben note sono quelle della palude di Onara in comune di Tombolo di Cittadella attraversate dal fiume Tergola.
Anche la Palude di Onara negli ultimi anni ha visto un generale preoccupante abbassamento della falda, la scomparsa delle torbiere ad orchidee, rimpiazzate dal rovo, del canneto, dalle graminacee e quindi da un intrico disordinato ed impenetrabile di piante senza pregio particolare. Benché siano stati spesi molti soldi per il nuovo parcheggio e centro visite, con tanto di barbecues per aumentare il turismo scomposto dei gitanti domenicali e dei sagraioli, la manutenzione dei percorsi é attualmente (ottobre 2010) quasi inesistente con ponticelli sul fiume Tergola sfondati, passerelle in legno interrotte ed invasione della vegetazione nei percorsi e in molti spazi aperti (vedi foto a a fine pagina) ed i bei tabelloni illustrativi di flora e fauna presenti sono poco curati e leggibili. Sembra quasi che gli appassionati di piante ed animali siano snobbati e che, più che chiudere le superfici aperte rimaste con nuove piantumazioni di alberi o lasciarle evolvere senza intervenire, non si intenda fare nulla di sostanziale per tentare di recuperare il precedente assetto dell'area.
CARATTERISTICHE DELL'ACQUA DI RISORGIVA
Le acque di risorgiva hanno una limitata escursione termica durante l'anno con una temperatura compresa tra i 10°C ed i 14°C perché le acque sotterranee che le alimentano risentono poco ed in ritardo ( di 2-
Tutte queste condizioni favoriscono lo sviluppo di una vegetazione rigogliosa sia entro i nascenti corsi d'acqua a poca corrente sia lungo le loro rive. Il microclima che si crea mitiga i rigori invernali e la calura estiva favorendo una biodiversità vegetale ed animale ineguagliabili.
LE RISORGIVE SONO UNA RICCHEZZA IRRINUNCIABILE
L'intervento dell'uomo cominciato già in epoca antica, ma diventato più invasivo in epoca medioevale, ha di solito portato alla scomparsa delle paludi, ambienti un tempo insalubri, alla raccolta delle acque in una rete di canali ad uso irriguo e all'approfondimento ed ingrandimento delle "teste" circolari da cui poi l'acqua viene fatta confluire in modo più rapido in "aste" ed in canali. In alcune risorgive sono stati realizzati dei pozzi di piccolo diametro che emungono acqua dalle falde sottostanti sfruttando la loro artesianità.
L'eccessivo sfruttamento della falda, l'urbanizzazione intensa e la conseguente impermeabilizzazione del territorio, i lavori di escavazione di inerti lungo il Brenta ed il Piave, le opere di canalizzazione delle acque conseguenti alle bonifiche hanno quasi ovunque distrutto i delicati ambienti naturali delle risorgive e deteriorato la qualità di queste acque tramite l'inquinamento da percolazione e gli scarichi fognari ed industriali.
Uno studio del Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta del 1997, che interessa la zona tra Padova e Vicenza, denota come le risorgive in maggior sofferenza sono quelle prossime al Brenta << il che conferma quanto abbia influenzato il loro depauperamento il drenaggio operato dal fiume a causa dell'abbassamento dell'alveo>>. Sempre il Consorzio a proposito del censimento del 1994 scrisse: << la curva di tendenza delle portate di risorgiva è allarmante e fornisce un calo negli ultimi 15 anni di almeno il 65%.>>
A ciò si aggiunge il fatto che molte risorgive o loro pertinenze ricadono entro proprietà private per cui la corretta gestione non è cosa facile. Essendo un bene ed una memoria collettive esse andrebbero acquistate definitivamente dagli Enti Parco regionali e sottoposte a vincoli stretti che condizionino l'utilizzo agricolo dell'area in cui gravitano e la pianificazione urbanistica.
Diversi e spesso complicati sono gli interventi che si possono fare per salvaguardare la falda freatica e quindi le risorgive, ma si tratta di opere irrinunciabili che vanno attuate prima che sia troppo tardi!
LE TORBIERE BASSE DELLE RISORGIVE
Le torbiere sono ambienti naturali ormai rarissimi in pianura caratterizzati, a colpo d'occhio, da un terreno nerastro ed intriso d'acqua che rimbomba se calpestato proprio per l'effetto dell'acqua che permea i pori della matrice organica ed inorganica del suolo. La torbiera è fondamentalmente un luogo in cui la materia vegetale prodotta dalle piante prevalenti, giunco nero (Schoenus nigricans) ed altre juncacee, ciperacee e poacee, tende ad accumularsi nel substrato senza essere trasformata in composti umici dagli organismi del suolo, né mineralizzata completamente. Ciò accade per l'abbondanza di acqua che permea il suolo bloccando l'attività aerobica degli organismi decompositori e per il microclima fresco connesso a tali acque.
Nelle torbiere del Veneto sopravvivono e convivono piante di grande pregio botanico; alcune di esse però, anche se scomparse, continuano ad essere segnalate come presenti anche laddove non lo sono più.
Tra le specie di ambienti freddi, sopravvissute come relitti glaciali, ci sono l'erioforo (Eriophorum latifolium), la primula farinosa, la parnassia palustre, il trifoglio montano.
Importantissime sono le orchidee spontanee tra le quali le più rappresentative del tipo di ambiente sono Orchis laxiflora, specie a distribuzione meridionale, ed Epipactis palustris, accompagnate da Orchis morio, Dactylorhiza incarnata, Gymnadenia conopsea, Platanthera bifolia, Serapias vomeracea, Spiranthes aestivalis.
Tra le altre specie notevoli ci sono infine il Taraxacum palustre, la Gentiana pneumonanthe ( apparentemente scomparsa alle risorgive del Sile), il Senecio paludosus, la Genista tinctoria, l'Allium suaveolens di origine carpatico-