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IL PERCHE' DI UN PARCO
I Colli Euganei sono fin dai tempi protostorici abitati e sfruttati con intensità variabile dall'uomo grazie alla loro posizione rilevata nella pianura, per molto tempo occupata da acquitrini e paludi, alla loro vicinanza con le vie d'acqua, alla coltivabilità dei pendii sedimentari ed a una certa capacità difensiva derivata dalla possibilità di scorgere da fortezze e castelletti invasori e nemici provenienti da lontano.
Siamo talmente abituati a pensare ai Colli ricoperti da boschi e da colture di vigneti ed uliveti che lascia stupiti la frase di Adolfo Callegari, (1882-
Mentre a porre un limite al disboscamento intervenne la
Quando nel 1985 la Legge Galasso imporrà il vincolo paesaggistico e la redazione di piani che tengano conto dei valori paesistici, i Colli saranno già per buona parte soggetti a vincoli.
Grazie alla spinta delle associazioni e dei movimenti di tutela, la Regione Veneto istituisce nel 1989 il Parco Regionale dei Colli Euganei, il primo parco del Veneto. Tra scontri ed opposizioni nel 1998 viene approvato il Piano Ambientale del Parco redatto dall' équipe dell'architetto Roberto Gambino.
Ad oggi il Parco ha consentito sicuramente, grazie alla tutela ed ai vincoli imposti, la valorizzazione del turismo, delle coltivazioni vinicole e olearie, del complesso termale e la salvaguardia delle presenze animali e vegetali di pregio.
Nonostante questa evidenza restano e si aggiungono nuove minacce alla sua esistenza di fronte alle quali non sempre l'Ente Parco assume una posizione definita e volta alla tutela che lo stesso Piano ambientale imporrebbe di rispettare come elemento fondante.
All' Articolo 3 Obiettivi e strategie del Piano Ambientale è scritto ( il grossetto è nostro):
<<Le strategie del p.A. sono così orientate:
a) per la gestione del patrimonio naturale e culturale:
1) conservazione e valorizzazione integrata del patrimonio complessivo di risorse naturali, paesistiche, storiche e culturari come unità complessa di componenti interagenti, costitutiva dell'immagine e dell'identità del Parco;
2) miglioramento della naturalità del territorio e degli equilibri ecosistemici, con la riduzione dei fattori di rischio, di disturbo e di isolamento e la valorizzazione della diversità e delle specificità geomorfologiche, vegetazionali e faunistiche;
3) valorizzazione del paesaggio sensibile, con la conservazione dei caratteri e delle relazioni strutturali, dei siti e degli elementi di specifico interesse e con il miglioramento delle condizioni di legittimità dall'esterno e dall'interno del sistema dei Colli;
4) conservazione, recupero e valorizzazione dei sistemi insediativi ed infrastrutturali e dei singoli elementi d'interesse storico, artistico, archeologico, documentario o culturale, e delle loro relazioni reciproche e con il contesto esterno;
5) promozione della conoscenza e dell'apprezzamento del patrimonio naturale, storico e culturale, sia nei confronti della comunità e delle amministrazioni locali sia nei confronti dei potenziali visitatori e fruitori>>.
1971-
Il 26 novembre 2011 si è svolto il convegno organizzato dal Coordinamento Associazioni Ambientaliste Parco Colli Euganei, che ha ripercorso la storia e i problemi di un territorio e poi di un Parco dalla legge Romanato (legge 1097/91) ad oggi.
Questa legge, come hanno spiegato gli autorevoli relatori e protagonisti presenti, tra cui lo stesso On. Fracanzani , l’avvocato Gianluigi Ceruti, il figlio dell'On. Romanato e il giornalista Francesco Jori, fu un evento epocale che pose fine all’attività estrattiva che divorava i Colli al ritmo di 6 milioni di tonnellate l’anno e tenne soggiogati gli amministratori locali. Furono la tenacia del movimento studentesco, guidato dai fratelli Sandon, il sostegno di alcuni “cronisti viaggianti” dalla grande capacità come Paolo Monelli e Gigi Ghirotti e le preoccupazioni sorte altrove a smuovere i parlamentari a firmare la legge presentata dall’allora presidente della Commissione Pubblica Istruzione della Camera, il rodigino On. Giuseppe Romanato.
Fu quella scelta a condizionare le tappe successive della storia dei Colli verso l’istituzione del Parco nel 1989 e fu essa a trasformare un territorio che altrimenti sarebbe probabilmente rimasto una zona con caratteri di depressione, come era tra gli anni ’60 e ’70, e sempre più degradato dall’attività estrattiva.

il Piano ambientale produce economie di qualità ...
Il Piano Ambientale del Parco (adottato tra molte difficoltà solo nel 1994) è stato lo strumento essenziale che ha permesso negli anni il salto di qualità delle produzioni agricole e delle attività termali e turistiche nel rispetto del territorio e che ha consentito di porre un freno alle minacce e alle fonti di degrado che lo stesso Ente Parco non ha avuto sempre il polso di affrontare nella fedeltà ai suoi principi fondatori (vedi caso dei cementifici). Un piano che oggi qualcuno vuole rimodernare col pretesto di renderlo più adatto al tempo e al territorio, ma probabilmente con il solo fine di diminuirne i vincoli.
dismissione non è revamping ...
Ma se nel progetto originale della legge Romanato del 1971 e nello stesso Piano ambientale si prevedeva la progressiva dismissione di tutte le cave e la chiusura dei cementifici (pur nel rispetto dei lavoratori che allora vi lavoravano e che avrebbero duvuto andare in pensione o essere riassorbiti), come mai lo stesso Parco ha approvato il progetto dell'italcementi che porterà all'ampliamento del cementificio di Monselice con gli inevitabili effetti connessi alla produzione?
Immaginando di ricominciare da zero oggi dove si arriverebbe?
Probabilmente non agli stessi traguardi dal momento che, come evidenziato dai relatori al Convegno del 26/11/2011, pare essere diminuita la partecipazione delle persone, degli studenti, dei politici e dei giornalisti alle cause comuni dirette alla tutela dell'ambiente e del territorio. I comitati , nuova forma di "ambientalismo mobilitante", spesso vengono messi a tacere da forti interessi prevaricatori o sfiniti con incartamenti burocratici, ricorsi e controricorsi che favoriscono la rassegnazione. E i giornali locali lasciano ormai poco spazio a queste cose e agli approfondimenti ...
forse allora è anche perché il giornalismo è in parte cambiato ...
Lascia abbastanza pensierosi per esempio lo spazio dedicato da alcuni giornali locali al convegno e la selezione che è stata fatta degli argomenti da pubblicare. E' stato dato risalto praticamente solo all'analisi storica della legge che mise fine alle cave che mangiavano i Colli e all'intervento dell'on.Fracanzani, che, pur firmatario della legge che porta il nome Romanato-
... ma il nuovo Presidente del Parco sarà proprio un giornalista?
Sì, (notizia proprio del 28/11/2011), quel Gianni Biasetto che ha firmato l'articolo apparso il 28/11/2011 sul Mattino di Padova e che ha rimosso in toto le nuove preoccupazioni delle associazioni presenti al convegno, proprio lui che era il Consigliere del Parco addetto al dialogo con le associazioni e che le ha convocate praticamente solo per il ventennale del Parco. Speriamo bene allora!
... se la verità dipende da chi la dice...
Se è vero che la verità dipende da chi la dice, allora vogliamo riportare per equità anche i commenti di Gianni Sandon, del Coordinamento delle associazioni ambientaliste del Parco e testimone dell'epoca: per leggerli cliccare qui 
conservare la memoria aiuta la partecipazione...
L'onorevole Romanato, quando firmò la legge che salvò i Colli, fece una scelta coraggiosa che poi condizionò la sua carriera politica; quale politico oggi per difendere il bene comune farebbe altrettanto? Riesce difficile rispondere. Eppure, come evidenziava al Convegno il figlio prof. Gianpaolo Romanato, non esiste ancora (novembre 2011) una piazza o una via dei Colli dedicata allo statista di cui gli stessi abitanti del comprensorio euganeo sembrano essersi dimenticati, forse con la complicità dei politici e degli amministratori di turno che pur sapendo preferiscono ignorare ...
Teniamo desta la memoria e soprattutto diamoci da fare nel presente: questo Parco ne ha davvero bisogno!