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Abitatori di pianure immense
qual bello è mai, che vi rallegri i sguardi?
Giuseppe Barbieri
ALLA LUNA EUGANEA: DAL TRENO
O luna euganea
rendimi intelligibile la tenebra
dove in tumulto e in pace
faticosa di brace
i colli a selva affratellati
di fredde e calde vene tesoreggiano
e compartono i beni:
qui al mio sguardo sgorgati
ma già lontani come
quella forza di lupo onde sorprendono.
Andrea Zanzotto


<<Ma la nebbia vuole essere veduta da qualche altura di monte, a goderne il bello delle apparenze. Né io dirò come ella si ordisca, si trapunga, o si allisti per via della luce; Nè come si avvolga in fiocchi, in frange, in ricci per via dell'aria, ma vi dirò invece, che a foggia di pelago, anzi di oceano, vien via coprendo talora i piccoli colli, sicchè le punte o cime di quelli a chi sorge più alto, fanno mostra di tante isolette>>Abate Giuseppe Barbieri (1774-
Marziale Epigrammi
X, 93
Si prior Euganeas, Clemens, Helicaonis ornas
pictaque pampineis videris arva iugis,
perfer Atestinae nondum vulgata Sabinae
carmina, purpurea sed modo culta toga.
Ut rosa delectat metitur quae pollice primo,
sic nova nec mento sordida charta iuvat.
Se tu Clemente vedrai prima di me le plaghe euganee di Helicaone*, e i campi colorati con gioghi di vigne, porta a Sabina di Este le poesie, non ancora pubblicate, e anch'esse avvolte in purpureo involucro. Così come ci delizia la rosa che per primo cogli con le dita, così ci piace il foglio quando è nuovo e non ancora sporcato dal mento
* Helicaone o Elicaone o Licaone era nella mitologia greca uno dei figli del troiano Antenore che la leggenda vuole fondatore di Padova



Tra voi
tutto sospira gioventù, gajezza:
voi siete un vezzo di natura, un riso,
gioja del cielo, collinette apriche,
tumuli erbosi, piccoletti scogli,
comode vallicelle, ombrosi seni,
cari boschetti, ruscelletti vivi
e torrentelli di brevissim'onda
son gloria vostra.
dal Poemetto I colli Euganei di Giuseppe Barbieri
Passeggiero!Se pensi
Che ne'fugaci fiori,
Onde han diletto i sensi,
Solo il ben dimori,
A queste mura, occulto
Di penitenza albergo,
Getta il beffardo insulto
E volgi iroso il tergo;
Ma se vetusta cura
le tue notti tormenta;
Se dell'ora ventura
Il buio ti sgomenta,
Innanzi a questi sassi,
Che un porto all'alme offriro,
Invidiando i passi
Ferma e manda un sospiro
Giacomo Zanella (1820-
Sulle ruine d'un antico convento ne'Colli Euganei
( brani tratti dal libro Di pensier in pensier, di monte in monte di S.Brugnolo, P.Gobbi, A.Pettenella Cierre Edizioni 2001)

